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18 luglio 2007

La più brava parrucchiera del mondo

All'età di cinque anni ero conscia del potere disumano che esercitavo sulle persone. Un esempio? Mia cugina, di due anni e mezzo più piccola. Un giorno le dissi che ero la più brava parrucchiera del mondo e che glielo avrei dimostrato.

Penso sia chiaro che non mi ritengo brutta, anzi, sono convinta di avere un aspetto più che gradevole e che la mia Ausstrahlung mi renda addirittura bellissima, però, lo ammetto, mia cugina è sempre stata oggettivamente bella. Neanche allora avevo dei complessi nei suoi confronti, però ho dato una mano alla natura. L'ho seduta su una poltrona, e, in virtù delle mie abilità manuali, le ho tagliato i capelli.

Lei ha sempre avuto una valanga di capelli corvini, forti, folti, lunghi e resistenti. Decisi che la frangia le stava bene e iniziai a tagliare. Venne un po' storta, quindi l'aggiustai. Aggiusta di qua, aggiusta di là, le feci una pettinatura che sul davanti ricordava quella di Lina Wertmüller.

Quando mia zia ci scoprì, scoppiò un putiferio. "Chiara, l'hai stragiata!" E mia cugina, prontamente: "Sì, mamma, però lei è la più brava parrucchiera del mondo."

Memore di queste ultime parole, stamani ho deciso che i capelli del Capoccione erano ormai troppo lunghi. Ho preso la macchinetta e ho tagliato.



Visti i risultati, mia cugina era davvero scema.

09 luglio 2007

Devo ammalarmi più spesso



Oggi sono andata dal medico (mannaggia a lui, somiglia a Gerry Scotti ed era abbronzatissimo, sembrava il presentatore di un Passapalabra caraibico) e ho incontrato la mia bidella delle elementari. L'ho salutata calorosamente, convinta che non mi avrebbe riconosciuto, ed ero anche pronta a spiegarle chi ero, ma mi ha preso in contropiede: "Oddio, Chiara, sei sempre uguale, con quel sorriso contagioso e i riccioletti scuri." Le ho chiesto dei nipoti, delle figlie, degli acciacchi, della quasi vecchiaia e lei si vedeva che era tanto contenta. Io non ho raccontato niente di quel che ho fatto in questi anni, ma a un certo punto lei ha detto: "Sapevo delle lauree, del dottorato, degli anni in giro, e mai mi sarei aspettata che fossi rimasta la stessa bambina bella e semplice di trent'anni fa."

Sarà l'aria condizionata, saranno le placche in gola, sarà la febbre, ma sono due ore che non riesco a smettere di piangere.

28 giugno 2007

rivoltatemi

il 28 giugno del 1991 avrebbe dovuto essere una data storica per me: avrei dovuto sostenere il mio primo esame all'università (tedesco I, con la belva sanguinaria Enrico De Angelis). il condizionale è d'obbligo, perché quella è diventata sì, una data storica nella mia vita, ma per ben altri motivi.

la mattina di quel 28 giugno partii in treno alla volta di Pisa e tornai in ambulanza. con la luce blu accesa (era sempre stato uno dei miei sogni di bambina girare per la città a sirene spiegate). operata d'urgenza, mi sciolsero tre nodi all'intestino (in medichese volvoli al sigma), già che c'erano mi estrassero anche l'appendice (che stava benone, mi è dispiaciuto un sacco) e mi tennero due settimane in osservazione. l'esame fu rimandato a settembre e il dottore mi disse che si vedeva che ero una che faceva sport e stava molto attenta a cosa mangiava, avevo davvero un intestino curato e morbido. e io (che avevo riaperto gli occhi dopo l'anestesia da giusto cinque minuti): l'ho sempre detto che sono bella dentro.


(non è proprio la stessa cosa, ma quant'è bello Javier Bardem!)

23 giugno 2007

finiranno mai gli esami?



è tempo d'esami (non solo del sangue e delle urine, ultimamente vengo monitorata più del debito pubblico italiano). i miei amici insegnanti sono semidistrutti e i miei amici studenti vanno avanti a caffè.

visto che siamo in modalità amarcord (e visto che fa molto fico, sull'onda del film di Fausto Brizzi) oggi dedico dieci minuti del mio prezioso tempo ai ricordi legati ai primi esami importanti.

1985, terza C, scuola Media Cimabue. tre anni frai campi, da prima della classe allegra e sportiva (non era mai successo che la secchiona vincesse le gare provinciali sia di nuoto che di sci), agli esami ricordo che parlai della macchina fotografica (allora ero convinta che sarei diventata una regista di successo), di Piet Mondrian, della Russia (un prof di lettere molto realsocialista assegnò casualmente a me la ricerca sull'Urss, quando lo incontro ai concerti di Guccini ancora me lo ricorda), dei carboidrati e dei monomi, del Placito Capuano (sao ko kelle terre per kelli fini ke ki kontene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti), delle regole del fuorigioco nel calcio (anche se io avrei parlato più volentieri di Beccalossi), di Beethoven e di 99 Luftballons (in tedesco, natürlich). indossavo una maglia che mi ero fatta da sola, ai ferri, bianca con un'enorme fragola davanti. festeggiai alla Sagra della Chiocciola con la mia amica Vanessa e i miei compagni di banco Fensi e Scozzafava (poche battute stupide, oggi fa il finanziere).

1990, terza B, Liceo Classico Ginnasio Virgilio. cinque anni d'inferno, tra figli di papà, bambine viziate, insegnanti validi e molta invidia. ricordo l'esame di maturità come una liberazione, il giorno dopo che l'Italia era stata eliminata ai Mondiali dall'Argentina, con un gol in cui Canniggia si era preso gioco dei miei idoli Ferri e Zenga. esame molto sereno, rilassato, una chiaccherata sugli incipit foscoliani, sul trasumanar di Dante, che per verba significar non si porìa, sugli scrittori della cristianità latina e su Lucrezio. la prof di scienze venne a sentirmi con le borse della spesa in mano, il bidello cinquantenne - mulatto e napoletano - aveva al collo la sciarpa dell'Inter, mia madre annodava i lacci di una borsa che credeva mia (ma era della presidente della commissione d'esame) e mio padre, stranamente nervoso, girava in bicicletta intorno all'edificio della scuola. portavo una gonna blu a pois bianchi e una camicetta bianca messicana. ero ancora innamorata di Marco, un ex-fidanzato mezzo bolognese e mezzo siciliano, che viveva a Sorrento (lo avevo conosciuto l'anno prima a New York), studiava ingegneria e stravedeva per Nicola Berti. il giorno dopo partii per l'America, poi due settimane in Sardegna, un mese in Francia e l'estate più lunga della mia vita.

(Colonna sonora del post: la canzone di Nena nella prima parte ed El Diablo dei Litfiba nella seconda)

22 giugno 2007

il tempo delle mele



Visto che siamo in modalità anni Ottanta (mentre scrivo mi sono cotonata i capelli, ho messo l'ombretto sotto le sopracciglia e le spalle imbottite alla maglietta che uso per stare in casa), ripenso a un film che ha fatto sognare tutte noi adolescenti di allora: Il tempo delle mele. Una cagata pazzesca. Una mocciata (ricordo pure il seguito, con Pierre Cosso, quanto mi piaceva con la sua bella faccia da ritardato mentale miope) figlia del suo tempo. Dreams are my reality eccetera eccetera.

Oggi i ragazzini sono molto più svegli. Saranno le Braz che hanno sotituito le Barbie (immagino le generazioni future, cresciute con le Brazipe), gli ormoni nei polli, l'effetto Chernobyl, ma sono terribilmente più svegli di noi ragazzini degli anni Ottanta. Noi a quattordici anni sognavamo il principe azzurro, questi a otto anni sono molto più concreti.

Da quando è iniziata la bella stagione vado spesso al parco con la belva e con una mia amica che ha un figlio di tre anni. Il Capoccione lo adora, gli butta i baci e va in brodo di giuggiole perché l'altro lo considera. In questi giorni è venuto a trovarli anche il figlio del primo matrimonio del marito della mia amica, otto anni. Ieri li ho portati tutti al parco da sola e abbiamo giocato un sacco. Mi sono divertita quanto loro e quando siamo tornati a casa, be', un po' mi è dispiaciuto. Arrivati sotto casa mia il bimbo più grande mi ha detto: "Chiara, quando sono grande vengo a vivere a Empoli e ci sposiamo." Quando gli ho fatto notare che io sono già sposata, mi ha risposto: "In Italia è possibile divorziarsi. Tutto io ti devo spiegare?"

21 giugno 2007

Absolutely eighties

Oggi mi sento un po' retro. Ho cucinato il risotto alle fragole (con tanta menta) e ho messo in tavola l'insalata rucola e grana. Viste le temperature, da bere niente limoncello, ma un bel tè verde, menta e Lemongras (che credo in italiano si chiami citronella: mi sarò fatta un infuso allo zampirone?).

Nello stereo Syncronicity dei Police (allora non ascoltavo altro) e indosso un bel vestito da sedicenne, comprato stamani.

E' tutto uguale ad allora. Solo non sono più innamorata di lui



Sbaglia troppi congiuntivi.

30 dicembre 2005

algida diva

proposito per l'anno nuovo: essere un'algida diva!

20 dicembre 2005

I have a dream...

da un pezzo stiamo preparando un'iniziativa dal titolo "le canzoni capite male" e abbiamo anche già raccolto una lunga lista di strafalcioni, che vedono soprattutto i bambini come protagonisti.

visto il clima buonista e l'aria natalizia, vorrei svelarvi una di queste chicche. dai cinque ai nove anni ho giocato spesso con dei vicini inglesi. per Natale venivo coinvolta nei loro cori (facevo colore, visto che ero l'unica evidentemente non-ariana) e costretta a cantare di tutto e di più. il mio ritornello preferito era:


la domanda sorge spontanea: come ve lo immaginate un Natale selvaggio? con gli angioletti che bestemmiano e i pastori che sgozzano i re magi? con Gesù Bambino che fa il gesto dell'ombrello? con i papa-boys che vomitano sul presepe? con l'albero di natale addobbato con le teste mozzate dei giocatori del Vodafone-Cervia? con la nonna ultracentenaria che balla il tango nuda sul pasticcio di lasagne? col bambino obbligato a recitare la poesia che invece canta "l'avvelenata"?

in ogni modo, speriamo che anche questo Natale passi in fretta e senza fare troppi danni

15 dicembre 2005

three imaginary boys

ringrazio bitrix per avermi suggerito la lettura di the door in the wall di h.g. wells. la storia, bellissima, mi ha fatto pensare a qualcosa di simile nella mia infanzia. anch'io conservo un ricordo analogo: io e mia madre andiamo a far visita a una sua amica. questa sua amica, una ragazza bionda che vive in una casa alquanto piccola, chiede a mia madre il permesso di portarmi a fare un giro nel giardino dietro casa. il giardino dietro casa è un parco sterminato. mi fa vedere anche un leone gigantesco, acquattato sull'erba e mi dice di non aver paura. un po' come le pantere del racconto. per diverso tempo ho conservato quel ricordo come se fosse qualcosa di realmente accaduto. ora, col senno di poi e l'incoercibile razionalità della vita adulta, dico che probabilmente si è trattato di un sogno molto vivido. devo dire che è sempre stato un bel ricordo, non mi ha mai ossessionato come la porta verde del protagonista del racconto. approfitto di questa strana e piacevole coincidenza per introdurre questo sondaggio: chi tra voi lettori omfaloscopici ha avuto amici o mondi immaginari nell'infanzia? gli amici immaginari sono una delle cose per me più affascinanti. io ne avevo diversi, ma i più cari - mi sembra di averne già parlato in questo blog - erano tottola, una persona veramente in gamba, e gibaud, come il dottore dell'eponima cintura, anche lui incredibilmente saggio. voi ce li avevate? ricordate qualcosa di loro? e ora dove sono?

18 novembre 2005

dolce lucano

questa foto sa tanto di scansione di una pagina presa da un vecchissimo numero di sorrisi e canzoni. lei è laura luca, cantante dal capello cotonato al punto giusto, colori pastello, maglietta sbuffata in vita e orecchini di plastica in puro stile primi anni '80. laura luca, un nome che racchiude l'alfa e l'omega, un tiresia della musica leggera italiana di cui sono rimaste solo vaghe tracce. come della nostra felice e triste adolescenza smithsiana e joydivisa. questo post è per te, caro volf, coltissimo fan di laura luca ed esegeta ufficiale delle scritture omfaloscopiche. ti vogliamo bene. ormai il nostro motto nella vita è: cosa vuoi di più dalla vita? un lucano. lucano: voglio il meglio!

17 novembre 2005

oggi avrei voglia di...

sentirmi ancora così:


o così:




10 ottobre 2005

w marx, w lenin, w la pappa col pomodoro!

ultimamente sembra essersi diffusa una strana malattia in rete, la bambinodellakinderite. non c'è blog che non lamenti la perdita di un'icona dell'immaginario infantile, esistono persino siti che chiedono la riesumazione della salma del pargolo e anche Repubblica (noto giornale bolscevico) ha dedicato ben due articoli all'evento, arrivando a pubblicare una foto del bambino oggi, a non so quanti anni, con non so quanti figli, in preda a non so quale malattia degenerativa che lo fa somigliare a Bondi e parlare come Rita dalla Chiesa.

(eccolo in una recente apparizione a Forum, quando Berlusconi ha rilasciato una dichiarazione spontanea in sua difesa)

mai come in questi giorni ringrazio il cielo di avermi dato due genitori di sinistra, leggermente alternativi, verdi ante litteram, e un nonno con una fattoria. so che molti di voi inorridiranno, ma fino alla maggiore età non ho assaggiato né cocacola (e da brava sovversiva toscana non so nemmeno pronunciarla questa parola), né nutella. e quando l'ho fatto, l'unica cosa che mi è venuto da dire è stata: "ahibò che schifo". anche i prodotti kinder per me erano tabù (strano, perché con due genitori comunisti, forse, i kinder, cioè i bambini in tedesco, avrei dovuto mangiarli spesso) e perciò del fatto che abbiano cambiato la foto di quel bambino ariano (all'apparenza pure ricco, stronzo, prepotente e juventino, insomma da calci nei denti dalla mattina alla sera) non me ne può fregare di meno.



potrei però avere una crisi di nervi se cambiassero la ricetta del panino con la marmellata fatta dalla mi' nonna, della fettunta e del castagnaccio. e apro fin da ora le sottoscrizioni per la difesa ad oltranza della genuinità del cacciucco alla livornese!

26 settembre 2005

angolo della poesia


poetessa in erba
Originally uploaded by omfaloscopia.
da oggi il sole non piove più

13 settembre 2005

traumi infantili


(la bambola fanella, dal sito www.animamia.net)

"e siamo noi, che abbiamo intorno ai trent'anni" cantava locasciulli (un ceppo dei lo cascio emigrato in abruzzo?) in tempi in cui i trentenni mi sembravano vecchissimi e forse lo erano davvero. siamo noi che abbiamo decisamente più di trent'anni, dicevo, che abbiamo avuto dei giocattoli ben strani di cui si potrebbe parlare per ore e ore. uno di questi era la bambola fanella. chi se la ricorda? io me la ricordo bene. ha segnato la mia infanzia e la percezione della mia femminilità. la bambola fanella aveva i capelli neri e lisci come i miei, gli occhiali e anch'io ce li avevo, un neo sulla guancia destra, come me, un nome che iniziava con la f, come il mio. ma fondamentalmente la bambola fanella era racchia. tutti mi dicevano che mi somigliava. e io ci credevo. riuscite a imaginare cosa significa crescere con la convinzione di essere la bambola fanella? una bambola che non solo era meno femminile di un asse da stiro ma cantava, grazie a dei dischi che le mettevi nella schiena, canzoni deliranti. una di queste faceva "gianni morandi ha le mani grandi". e io la cantavo insieme a lei. ed è per superare questo trauma infantile che ho deciso di mettere sul mercato una nuova bambola: la brazipa ganza, che mi somiglia un po' di più di fanella e che se le metti un disco dietro la schiena ti dice "so' cognat'a gianni morandi".

(la brazipa ganza-cognat'a gianni morandi)

12 settembre 2005

- bush + buscè

so che non ve ne fregherà nulla, ma vi racconto ugualmente che ieri sono stata allo stadio Carlo Castellani di Empoli per assistere a Empoli-Juve.

l'incontro non ha avuto storia, ma io mi sono divertita molto, guardando e ascoltando i tifosi azzurri sugli spalti, che non hanno smesso un momento di incitare il "vecchio cuore azzurro", nonostante dopo dieci minuti perdessero già 2-0. a loro vanno non 3 ma 100 punti. molti meno agli juventini, che hanno aperto bocca solo sul finale, per offendere gli avversari. lo striscione più bello incitava il centrocampista Antonio Buscè (- BUSH, + BUSCE'), che potrebbe diventare da oggi un nuovo idolo omfaloscopico.

il biglietto (di quelli da pottaioni, come si dice da queste parti) me l'ha regalato il mitico Johnny Ekstroem, indimenticato attaccantone dell'Empoli (e del Bayern Muenchen), personcina unica, splendida e amabile. ero seduta a un tiro di sputo dalla trojka del comando mafioso bianconero Moggi-Bettega-Giraudo. mi sono trattenuta dal riempirli di saliva perché sul mio biglietto era stampato il nome del povero Johnny e non volevo che finisse in galera al posto mio.

ero circondata da osservatori della squadra del Livorno (oggi capolista della serie A, incredibile) che hanno omaggiato noi di omfaloscopia al grido di "chi ha fatto gol? Vieira?" "no, il tegame di su' ma'" (vestito da Zorro, aggiungiamo noi).

la cosa che più mi ha colpito è stato però incontrare la mia vecchia password. nella poltroncina davanti alla mia si è seduto Tarcisio Burnich, megalitico terzino dell'Inter dei miracoli, quello di Sartiburnichfacchettitagninguarneripicchjairdomenghinimazzola... un uomo, un mito, dei favolosi anni sessanta (Minà lo cito solo perché è amico di Luis Sepùlveda), una pietra miliare della storia nerazzurra. "tarcisioburnich" è stata per anni la mia parola d'ordine segreta, era una Zauberwort, un abracadabra incantato che mi apriva l'account di yahoo. e ieri l'ho vista in carne ed ossa. un'esperienza extrasensoriale, concessa a pochi.
(il mitico Tarcisio negli anni di militanza nerazzurra, in epoca pre- password)

06 settembre 2005

appello di una futura stragista

visto che nei bolg, bgol, glob, insomma, come caspita si chiamano, c’è sempre uno spunto personale, inizio questo psot, stop, ptos o come cavolo si chiama pure lui, con un siparietto di vita vissuta.
mio padre voleva che crescessi serena e lontana dalle sirene capitaliste, quindi in casa mia niente Nutella, niente Coca-Cola e niente Barbie. a cinque anni l’ho guardato mentre sparecchiava e gli ho detto: "è vero, babbo, noi intellettuali di sinistra non badiamo a queste divisioni sessiste dei lavori di casa". allora mio padre (sant'uomo), preso dalla pietà, è uscito e mi ha comprato una Barbie, in versione casalinga.

(questa invece è la Brazipa casalinga, che non muove un dito in casa se non insieme al marito, il famoso Ken-filippino)

la Barbie casalinga mi è arrivata però troppo tardi, l’epoca dell’imprinting oramai l’avevo superata e odio fare i lavori di casa. odio anche quelle donne che hanno sempre il cencio in mano, che passano lo straccio anche sui figli e obbligano il postino a mettere le pattine prima di suonare il campanello. odio i vetri puliti, odio l’odore di mastrolindo, odio tutto ciò che luccica e avrei voglia di uccidere chiunque lavi e pulisca. soprattutto se donna.

nel mio piano ginecocida verrei senza dubbio aiutata da una mia cara amica scenografa, destinata a ben più alti incarichi, ma che per guadagnarsi da vivere (e da un posto al sole e da sentieri e da paso adelante e da centovetrine) impiastriccia i fondali delle soap-opera. il suo geniale estro viene continuamente tarpato dalla vena piallante del suo capo, che le dice: “se la casalinga di Voghera non lo apprezza, noi non possiamo mandarlo in onda”.

se sentite parlare di una strage di casalinghe, soprattutto se di Voghera, sapete dove mandare i carabinieri, noi intanto saremo già scappate in Polinesia, con in valigia solo la discografia completa di Guccini (che, tanto per non smentire la sua fama di rompizebedei è "figlio di una casalinga e di un impiegato").