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06 luglio 2007

Zweisamkeit

La prima puntata del mio viaggio a Berlino è dedicata a una di quelle belle parole tedesche che non hanno un traducente in italiano e che piacciono molto alla nostra amica Lise: la Zweisamkeit.

Il Duden la definisce così: das zweisame Leben oder Handeln, dove zweisam vuol dire: gemeinsam, einträchtig zu zweien. Detto in parole povere è una cosa come 'stare insieme, in armonia, in due', ma non basta. Si tratta di un neologismo creato sulla falsariga di Einsamkeit, cioè solitudine. Al posto di quell'ein (cioè uno) iniziale è bastato inserire zwei (ovvero due) per scatenare una rivoluzione semantica che ha dell'incredibile. La Zweisamkeit è quello stato praticamente paradisiaco in cui due entità più o meno senzienti si ritrovano isolandosi dal mondo e bastando a se stesse.

In ossequio alla fama di esimia neologista che ultimamente (e a torto) mi perseguita, oserei tradurre questo meraviglioso termine con 'duitudine'. Ma stavolta devo ammettere il fallimento. Zweisamkeit significar per verba (italiane) non si poria, però l'essemplo basti cui esperienza Marx serba.








(esempio di felice duitudine)

P.S. Se non mi vergognassi a fare battute veramente stupide direi che la Zweisamkeit sul lungofiume di Friburgo si definisce Dreisamkeit.

26 giugno 2007

Ostalgia Ostalgia canaglia



in procinto di partire per Berlino (l'ultima volta che ci sono stata ho scoperto di essere incinta, vediamo che mi tocca stavolta), ho rubato questa meraviglia. ringrazio walking class.

per chi non lo sapesse, Auferstanden aus Ruinen era l'inno nazionale della DDR. testo di Johannes R. Becher (brillante poeta espressionista emigrato in Unione Sovietica ai tempi della dittatura nazi, ebbe problemi perché trozkista, al rientro fece carriera come funzionario di partito e le muse smisero di baciarlo) e musica di Hanns Eisler (che lavorò con Brecht, Tucholski, Strittmatter, Hermlin, fu allievo di Schönberg e musicò poesie di Heine, Goethe, Majakowski e Leopardi).

la versione punk-rock è del gruppo Mia.

24 giugno 2007

Das Leben der Anderen



dai dai ho ceduto e l'ho visto. mi sono retta fino a ora, perché non amo guardare i film o leggere i libri che tutti osannano incondizionatamente. però ieri sera non avevo nulla da fare, il dring mi ha scaricato la versione in lingua originale, finalmente ho trovato la Ruhe necessaria e avevo una voglia incredibile di qualcosa che sapesse di ddr.

l'ho visto e non ne sono rimasta entusiasta.

come ha detto qualcuno, ecco, tu devi fare sempre la Chiara Jolie. certo, ho una reputazione da mantenere, una testolina purtroppo pensante (io ci provo a riciclarmi come velina, ma non mi riesce). e poi chi ha detto che sono bastiancontraria? mi disegnano così.

va da sé che non apprezzo il fatto che un regista Wessi, per quanto giovane e bravo, ci spieghi, da vincitore, da Besserwessi, l'Est.

poi non mi è piaciuto affatto il finale hollywoodiano. va bene essere romantici, ma è impossibile che uno dedichi il libro della riscossa alla persona che l'ha spiato. non è umano. chiedetelo un po' a Biermann (che a suo tempo ha scritto un blues con le targhe delle macchine degli Stasi-Spitzel che lo pedinavano. già che ci siamo, faccio notare che quella storia dell'artista che non produce più senza il nemico, la SED, l'abbiamo già sentita. Biermann arrivato all'Ovest stette un bel po' senza scrivere, dichiarò persino la sua morte come poeta perché gli mancava l'ispirazione senza il divieto. infatti Biermann drüben non poteva pubblicare, né apparire in pubblico, diversamente dal protagonista del film).

non mi piace nemmeno l'immagine naiv e buonista che in fondo si dà della Stasi. non c'erano spie buone, per fare carriera bisognava essere spietati, sceglievano apposta quelli che dimostravano di non avere un briciolo di coscienza. e poi, siccome erano cattivi ma non scemi, mai e poi mai avrebbero lasciato una persona sola a lavorare a un caso.

il poeta è un bamboccione. vezzeggiato e coccolato dal Partito, chiude gli occhi su tutto quello che succede attorno a lui. crede addirittura di essere l'unico artista non spiato dalla Stasi. si sveglia solo dopo che il suo migliore amico, perseguitato, si suicida. un caso patologico.

l'unica cosa davvero bella del film è la storia d'amore tra il poeta e l'attrice insidiata dal Parteibonze (sarò a senso unico, ma ci vedo dietro cose note. c'è chi dice che Biermann fu messo a tacere non tanto per quel che scriveva, ma per la sua storia d'amore con Eva Maria Hagen, madre di Nina, fantastica attrice e sogno di molti). passione pura. amore e morte. e tradimento.