
Diversi prima di me hanno detto che le parole sono importanti. Chi parla male pensa male. Non siamo noi a parlare, ma la lingua a parlare noi. Parole, parole, parole. Son quelli che distinguono parole da parole e sanno sceglier fra Mercuzio e Mina, che fanno i giocolieri fra le verità e le mode, fra Mina e fra Mercuzio son parole, non son frati (tutto, TUTTO).
Mi chiedo come fanno i bambini a sviluppare un pensiero coerente e corretto, quando tutti in famiglia parlano loro come se fossero deficienti? Il totto (cane che ha che non va? è anche corto, due sillabe, zac e via), il mommo (a me passerebbe la sete a sentire questa parola), si va a mimmi (a spasso, a zonzo, a giro, anche a bucopillonzi più volentieri che a mimmi).
Al Capoccione non parliamo assolutamente così. Anzi, quando al parco sentiamo qualche nonna o qualche mamma (i babbi e i nonni non ci sono mai, forse al parco si rischia di prendere l'orchite infettiva o la prostatite virale?) usare una di queste parole, guardiamo Leonardo e gli diciamo: australopiteco, sdrucciola, logaritmo, antanaclasi, acido desossiribonucleico. In almeno tre linge diverse.
