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18 luglio 2007

La più brava parrucchiera del mondo

All'età di cinque anni ero conscia del potere disumano che esercitavo sulle persone. Un esempio? Mia cugina, di due anni e mezzo più piccola. Un giorno le dissi che ero la più brava parrucchiera del mondo e che glielo avrei dimostrato.

Penso sia chiaro che non mi ritengo brutta, anzi, sono convinta di avere un aspetto più che gradevole e che la mia Ausstrahlung mi renda addirittura bellissima, però, lo ammetto, mia cugina è sempre stata oggettivamente bella. Neanche allora avevo dei complessi nei suoi confronti, però ho dato una mano alla natura. L'ho seduta su una poltrona, e, in virtù delle mie abilità manuali, le ho tagliato i capelli.

Lei ha sempre avuto una valanga di capelli corvini, forti, folti, lunghi e resistenti. Decisi che la frangia le stava bene e iniziai a tagliare. Venne un po' storta, quindi l'aggiustai. Aggiusta di qua, aggiusta di là, le feci una pettinatura che sul davanti ricordava quella di Lina Wertmüller.

Quando mia zia ci scoprì, scoppiò un putiferio. "Chiara, l'hai stragiata!" E mia cugina, prontamente: "Sì, mamma, però lei è la più brava parrucchiera del mondo."

Memore di queste ultime parole, stamani ho deciso che i capelli del Capoccione erano ormai troppo lunghi. Ho preso la macchinetta e ho tagliato.



Visti i risultati, mia cugina era davvero scema.

11 luglio 2007

Se sto fermo...




...forse non vede dove mi sono infilato.

10 luglio 2007

Giusto un anno fa

Giusto un anno fa la mia vita è cambiata radicalmente.



Giusto un anno fa, mentre Grosso tirava quell'ultimo rigore e Materazzi la famosa capocciata (era destino), iniziarono le doglie. Mi sa che ero l'unica in Italia che sperava che vincesse la Francia, non tanto per antipatia nei confronti di Lippi e Cannavaro (o meglio, non solo per questo) quanto piuttosto perché, visto che abito in centro, visto che i caroselli per le vittorie azzurre passano sempre sotto casa mia e visto che sentivo che il capoccione non poteva nascere in un'altra notte, temevo di non arrivare in tempo all'ospedale.

Il dring, ancora convinto che la natura seguisse le sue leggi in maniera diciamo ingegneristica, disse che era solo agitazione, che mancavano ancora 4 giorni alla scadenza e se ne andò a letto. Io decisi di leggere, per ingannare il tempo mentre sotto casa impazzavano i caroselli, e scelsi Buenos Aires horror tour, di Massimo Carlotto, che parla delle madri e le nonne di Plaza de Mayo. Se dovevo soffrire, che almeno soffrissi in compagnia di genitrici che avevano sofferto più di me.

Finiti i festeggiamenti, i duri iniziarono a festeggiare (organizzazione perfetta, è pur sempre figlio di un ingegnere), alle 2,30 andammo in ospedale. Il dring si è comportato splendidamente, si è ricordato di tutte le cose che ci avevano insegnato al corso e le ha messe in pratica da dring. L'ostetrica era esterrefatta, mi ha anche chesto se fosse medico. Io: "No, è ingegnere informatico." Lei: "Ah, questo spiega tutto. Anche se non ho capito bene cosa c'entri un infermiere con l'informatica."

Dilatazione rapidissima, mezz'ora dopo ero già in sala parto e, sinceramente, mi chiedevo cosa ci fosse di tanto terribile nei dolori puerperali. Respiravo come mi avevano insegnato al corso e le doglie manco le sentivo. Poi l'ho capito. Nonostante spingessi con tutte le mie forze, lui non usciva. Secondo la bastarda di ginecologa di turno (certo, quelli bravi erano rimasti tutti a casa a vedere la partita) non spingevo. Certo, se mi avesse fatto l'ecografia di prassi si sarebbe accorta che il capoccione teneva il pugno (sinistro, è pur sempre figlio di sua madre) sulla fronte e magari mi avrebbe episiotomizzato prima. In ogni modo, dopo 3 urli, alle 6,35 del 10 luglio 2006 il capoccione è uscito (come direbbe Woody Allen: da quel posto in cui cercherà di rientrare per tutta la vita, o giù di lì).

Aveva solo la testa fuori e già gridava, poi me lo hanno appoggiato sulla pancia, ha smesso immediatamente di urlare e ha tirato un gran sospiro. La prima cosa che ho visto sono stati i suoi rotoli di ciccia sulla schiena e i capelli (allora) neri. Poi ha tirato su la testa e mi ha guardato negli occhi. Una delle sue occhiate maledette e investigative. Ed è stato amore a prima vista.


P.S. Mentre il medico mi ricuciva, ancora rintronata dal dolore, ho avuto la forza di dire: "Ricucia per bene, tanto non la uso più." Poi, comunque, ci ho ripensato.

08 luglio 2007

Marlon Brando è sempre lui 2

In occasione del viaggio a Berlino il capoccione è rimasto per la prima volta da solo con la nonna, la abuela e una tía (venute appositamente dalla Spagna). Non ero preoccupata, visto che è un bambino tranquillo e sereno, e soprattutto visto che mia suocera è una puericultrice con un master conquistato sul campo (sei figli tirati su senza nonni e senza zii in zona).
Come da previsioni, è stato un tesoro. Ha mangiato, dormito, giocato e fatto tutto quel che doveva fare senza versare neanche una lacrima, né accennare nemmeno un labbrino (o mussillo, mescolino, broncetto, puchero, Schmollmund, tanto per non fare torto a nessuno) . Bello di mamma.

Nonostante abbia apprezzato molto questa escursione in terra germanica, devo ammettere che un pochino mi è mancato. Soprattutto al mattino, quando, ancora mezzo addormentato, con le occhiaie e qualche residuo di notte, mi butta le braccia al collo e mi dice (molto a modo suo) che mi vuole bene.
Ho atteso con gioia il momento del riabbraccio (ora per favore non speculate anche su questo neologismo, pliiiiz), pregustando la gioia nel vederlo farmi le feste e le fusa insieme. Quando siamo arrivati a casa, ha cinto cameratescamente il collo del padre e ha persino fatto una specie di ballo di benvenuto, ha gridato, stretto i pugni, applaudito, battuto i piedi e riso di cuore. Per lui. Per me nulla.

Mi ha ignorato bellamente per due lunghi giorni. Me l'ha fatta scontare. Era come se volesse dirmi: "lui va bene, sta fuori tutto il giorno, ma tu non dovevi farmi questo". Faceva finta che non esistessi, ero trasparente. Con la coda dell'occhio controllava sempre dov'ero, senza però darmi la soddisfazione di rivolgermi una della sue occhiate maledette. Ecco, niente Fronte del porto, niente Tram chiamato desiderio, niente Apocalypse now (meno male anche niente Superman, Marlon nella figura del padre del supereroe



non si poteva proprio guardare). Piuttosto Sayonara, quando lui è arrabbiato con la giapponese e fa il sostenuto. Una tortura.

Ma ecco la svolta. Venerdì ha mosso i suoi primi passi da solo. E' corso per il corridoio tutto soddisfatto, con i suoi sandalini bianchi con gli occhi, orgoglioso come se avesse appena ucciso un leone a mani nude e ha urlato: "Mammaaaaaaa." Pace fu.

E Marlon Brando è sempre lui.

16 giugno 2007

Marlon Brando è sempre lui

Ci sono dei duri in giro. Duri soprannominati dai vicini Marlon Brando (e in effetti somigliano più al Marlon Brando di Fronte del Porto che non alla madre).



Questi duri a due mesi rifiutano la tetta, perché è da bambini piccoli, a quattro pretendono la pappa, a otto vogliono mangiare da soli e unicamente cose da mordere e masticare. Questi duri a un anno vogliono andare al parco non sul passeggino, ma tenendo per mano chi li accompagna (vediamo ancora per quanto), non vogliono baci, né il ciuccio in pubblico, ascoltano Mozart e i Manowar, non sopportano troppe moine da parte di nonne e zie e, quando la mamma se ne va, la salutano con un cenno del capo.

Stamani la casalinga disperata si è messa a passare l'aspirapolvere (cosa che fa di rado, visto che in genere ci pensa il dring, memore del suo passato filippino). Il duro era in un angolo, seduto sulle ginocchia, e ballettava (ma non troppo, è pur sempre un duro) al ritmo di "Sex Bomb", passato alle 9 dalla radio spagnola (la genetica non è un'opinione, evidentemente). Quando l'aspirapolvere è arrivato dalle parti del duro, che fino ad allora era rimasto impassibile e non aveva mostrato l'unico segno di cedimento che si permette, il labbrino, la casalinga disperata si è accorta che stava tremando. Col terrore negli occhi, il duro tremava, ed era bellissimo, forse addirittura più del solito. La casalinga l'ha preso in braccio, l'ha stretto forte forte, però non troppo a lungo, è pur sempre un duro, ed è passato tutto.

E Marlon Brando è sempre lui.

05 giugno 2007

Il nuovo Devoto-Marmugi



Diversi prima di me hanno detto che le parole sono importanti. Chi parla male pensa male. Non siamo noi a parlare, ma la lingua a parlare noi. Parole, parole, parole. Son quelli che distinguono parole da parole e sanno sceglier fra Mercuzio e Mina, che fanno i giocolieri fra le verità e le mode, fra Mina e fra Mercuzio son parole, non son frati (tutto, TUTTO).

Mi chiedo come fanno i bambini a sviluppare un pensiero coerente e corretto, quando tutti in famiglia parlano loro come se fossero deficienti? Il totto (cane che ha che non va? è anche corto, due sillabe, zac e via), il mommo (a me passerebbe la sete a sentire questa parola), si va a mimmi (a spasso, a zonzo, a giro, anche a bucopillonzi più volentieri che a mimmi).

Al Capoccione non parliamo assolutamente così. Anzi, quando al parco sentiamo qualche nonna o qualche mamma (i babbi e i nonni non ci sono mai, forse al parco si rischia di prendere l'orchite infettiva o la prostatite virale?) usare una di queste parole, guardiamo Leonardo e gli diciamo: australopiteco, sdrucciola, logaritmo, antanaclasi, acido desossiribonucleico. In almeno tre linge diverse.

02 giugno 2007

Cuore di mamma 2

Oggi a mezzogiorno Leonardo si è svegliato dal riposino preprandiale tra le urla. Non era mai successo e non c'era verso di calmarlo, né con Mozart, né col ciuccio (in genere bandito), né con Chomski e nemmeno con un pezzo di banana (in effetti mi ha guardato come dire: 'sei sicura che mi vuoi dare una cosa del genere prima di pranzo? ti rendi conto che stai infrangendo ogni regola educativa con cui cerchi di farmi crescere?', ho ignorato la mirada investigadora, bagnata dalle lacrime, ho pensato anche sim-sala-bim, ma non ha funzionato).

Urlava disperato (era ugualmente bello come il sole) e davvero non sapevo cosa fare. Ho addirittura pensato che fosse colpa mia. Certo, l'ho portato a pranzo con Galliani quando era ancora in pancia, dovevo aspettarmi che una crudeltà come questa prima o poi avesse le sue conseguenze.

Poi l'ho preso in braccio, gli ho sollevato la maglietta di Martins e gli ho fatto un grattino sulla schiena. Dopo un sospirone ha appoggiato la guancia di pesca sulla mia spalla, ha chiuso gli occhi e si è riaddormentato di botto.

E io ho pensato che al mondo non c'è cosa più bella di questa profumatissima palla di lardo.

28 maggio 2007

Cuore di mamma

da ieri Leonardo fa il verso degli uccellini, ma la i non gli viene bene e sputa dappertutto.

ha anche imparato che una marionetta a forma di cammello che abbiamo attaccato al lampadario in cucina si chiama Alfonso. se gli chiediamo dov'è Alfonso guarda su e indica il lampadario, di qualsiasi stanza. ieri al tg hanno detto che Alonso (senza F) ha vinto il gran premio e lui tutto contento ha indicato il lampadario, facendo sì con la testa.

inoltre la carriera da cestista prosegue. ora non solo si spinge con la zampa la palla sotto al canestro, non solo si alza in piedi tenendola in mano, non solo fa canestro e si applaude. ora ha imparato anche a ringraziare il pubblico per le ovazioni. con un'incredibile attitudine al divismo. cuore di mamma...



(tsè, molto, ma moooolto più divo)