
dai dai ho ceduto e l'ho visto. mi sono retta fino a ora, perché non amo guardare i film o leggere i libri che tutti osannano incondizionatamente. però ieri sera non avevo nulla da fare, il dring mi ha scaricato la versione in lingua originale, finalmente ho trovato la Ruhe necessaria e avevo una voglia incredibile di qualcosa che sapesse di ddr.
l'ho visto e non ne sono rimasta entusiasta.
come ha detto qualcuno, ecco, tu devi fare sempre la Chiara Jolie. certo, ho una reputazione da mantenere, una testolina purtroppo pensante (io ci provo a riciclarmi come velina, ma non mi riesce). e poi chi ha detto che sono bastiancontraria? mi disegnano così.
va da sé che non apprezzo il fatto che un regista Wessi, per quanto giovane e bravo, ci spieghi, da vincitore, da Besserwessi, l'Est.
poi non mi è piaciuto affatto il finale hollywoodiano. va bene essere romantici, ma è impossibile che uno dedichi il libro della riscossa alla persona che l'ha spiato. non è umano. chiedetelo un po' a Biermann (che a suo tempo ha scritto un blues con le targhe delle macchine degli Stasi-Spitzel che lo pedinavano. già che ci siamo, faccio notare che quella storia dell'artista che non produce più senza il nemico, la SED, l'abbiamo già sentita. Biermann arrivato all'Ovest stette un bel po' senza scrivere, dichiarò persino la sua morte come poeta perché gli mancava l'ispirazione senza il divieto. infatti Biermann drüben non poteva pubblicare, né apparire in pubblico, diversamente dal protagonista del film).
non mi piace nemmeno l'immagine naiv e buonista che in fondo si dà della Stasi. non c'erano spie buone, per fare carriera bisognava essere spietati, sceglievano apposta quelli che dimostravano di non avere un briciolo di coscienza. e poi, siccome erano cattivi ma non scemi, mai e poi mai avrebbero lasciato una persona sola a lavorare a un caso.
il poeta è un bamboccione. vezzeggiato e coccolato dal Partito, chiude gli occhi su tutto quello che succede attorno a lui. crede addirittura di essere l'unico artista non spiato dalla Stasi. si sveglia solo dopo che il suo migliore amico, perseguitato, si suicida. un caso patologico.
l'unica cosa davvero bella del film è la storia d'amore tra il poeta e l'attrice insidiata dal Parteibonze (sarò a senso unico, ma ci vedo dietro cose note. c'è chi dice che Biermann fu messo a tacere non tanto per quel che scriveva, ma per la sua storia d'amore con Eva Maria Hagen, madre di Nina, fantastica attrice e sogno di molti). passione pura. amore e morte. e tradimento.



