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16 giugno 2007

è tutto calmo

Il mare è tutto azzurro.
Il mare è tutto calmo.
Nel cuore è quasi un urlo
di gioia. E' tutto è calmo.

26 maggio 2007

Angolo della poesia



-Pallida luna in ciel, dimmi, che fai...
- Cosa vuoi che faccia qui da sola tutta la notte? Mi rompo i coglioni.

27 dicembre 2005

e lo sognavo e lo sogno

















E lo sognavo, e lo sogno,
e lo sognerò ancora, una volta o l'altra,
e tutto si ripeterà, e tutto si realizzerà,
e sognerete tutto ciò che mi apparve in sogno.

Là, in disparte da noi, in disparte dal mondo
un'onda dietro l'altra si frange sulla riva,
e sull'onda la stella, e l'uomo, e l'uccello,
e il reale, e i sogni, e la morte: un'onda dietro l'altra.

Non mi occorrono le date: io ero, e sono e sarò.
La vita è la meraviglia delle meraviglie,
e sulle ginocchia della meraviglia
solo, come orfano, pongo me stesso

solo, fra gli specchi, nella rete dei riflessi
di mari e città risplendenti tra il fumo.
E la madre in lacrime si pone il bimbo
sulle ginocchia.


(arsenj tarkovskij)

08 dicembre 2005

watching the wheels

People say I'm crazy doing what I'm doing,
Well they give me all kinds of warnings to save me from ruin,
When I say that I'm ok they look at me kind of strange,
Surely your not happy now you no longer play the game,
People say I'm lazy dreaming my life away,
Well they give me all kinds of advice designed to enlighten me,
When I tell that I'm doing fine watching shadows on the wall,
Don't you miss the big time boy you're no longer on the ball?
I'm just sitting here watching the wheels go round and round,
I really love to watch them roll,
No longer riding on the merry-go-round,
I just had to let it go,
People asking questions lost in confusion,
Well I tell them there's no problem,
Only solutions,
Well they shake their heads and they look at me as if I've lost my mind,
I tell them there's no hurry... I'm just sitting here doing time
I'm just sitting here watching the wheels go round and round,
I really love to watch them roll,

No longer riding on the merry-go-round,
I just had to let it go.

03 dicembre 2005

en attendant l'H

all'ora del tramonto c'è gente che cammina con gli ombrelli aperti a piazza dei cinquecento perché gli uccelli vengono presi da una frenesia improvvisa e volano senza sosta da un albero a un altro. altri volano più in alto e si producono in figure e forme pulsanti, coreografie perfette. i pendolari corrono verso la stazione coprendosi la testa coi giornali, ma i turisti si fermano a guardare. l'altra sera aspettavo l'H. L'H è un autobus fantasma, non tutti credono nella sua esistenza, e comunque le sue apparizioni sono meno frequenti di quelle della madonna. Aspettando l'H che ci ha messo ben 45 minuti per arrivare, ho avuto modo di vedere l'inizio, il clou e la fine dell'esibizione. ma perché, mi chiedo, questo succede solo alla stazione termini? neanche a villa borghese, neanche a villa pamphili, con tutti gli alberi che ci sono, c'è questo folle viavai. se mai vi capita di andare a roma, cercate di arrivare all'ora del tramonto e, con l'adeguato riparo sulla testa, fermatevi ad ammirare questo misterioso balletto nel cielo.

02 dicembre 2005

everything which is yes

oggi è stata una giornata pesante
di una settimana pesante
di un mese pesante
di un anno pesante

e quindi mi dedico quella che forse è la mia poesia preferita in assoluto. per ricreare gli equilibri, riacquistare l'energia persa. potrei sfogarmi mandando affanculo il mondo intero. ma come c'insegna l'amica crita, la bruttezza genera solo altra bruttezza. chi vuole bellezza deve crearla. e allora grazie a tutte le persone gentili. grazie a chi sa avere riguardo per l'altro. grazie a chi sorride, anche senza motivo. un motivo c'è sempre. grazie a chi si accorge quando ha fatto la pipì fuori dal vasetto e chiede scusa. grazie a chi capisce la potenza delle parole e sa calibrarle. grazie a chi sa dire grazie. grazie a chi mi vuole bene. grazie a rothko. grazie a e.e. cummings.


i thank You God for most this amazing
day:for the leaping greenly spirits of trees
and a blue true dream of sky;and for everything
wich is natural which is infinite which is yes

(i who have died am alive again today,
and this is the sun's birthday;this is the birth
day of life and love and wings:and of the gay
great happening illimitably earth)

how should tasting touching hearing seeing
breathing any-lifted from the no
of all nothing-human merely being
doubt unimaginable You?

(now the ears of my ears awake and
now the eyes of my eyes are opened)

16 novembre 2005

auguri, Wolf!

oggi è il compleanno del mio idolo. l'unico che, forse, mi piace quanto Guccini.

no, non esagero. parlo di
Wolf Biermann.


il mio amico Wolf è nato il 16 novembre del 1936, ad Amburgo, da Dagobert, un ebreo comunista (morto poi ad Auschwitz) ed Emma Diettrich, una rompiscatole quanto il figlio. alla fine della guerra ha deciso di andare a vivere in Germania Est (e già allora quelli che avevano avuto la sorte di finirci arebbero voluto scappare), dove ha iniziato subito a scrivere poesie, canzoni, pezzi teatrali e a infastidire un po' tutti. nel 1962 gli hanno impedito di rappresentare una sua pièce su una storia d'amore tra due ragazzi nella Berlino divisa e nel 1964 gli hanno vietato di cantare in pubblico e di registrare dischi.

ma non lo hanno fermato. i divieti lo resero ancora più popolare. le canzoni di Wolf Biermann venivano cantate da tutti e le sue poesie giravano in fotocopia. era l'uomo più famoso della Germania Est. e più rompiscatole.

più volte gli hanno offerto di lasciare il paese, ma lui insisteva a dire che voleva restare per cambiare le cose. nel novembre del 1976 la SED gli ha concesso di varcare il confine per una serie di concerti e poi non gli ha più permesso di rientrare. il 16 novembre del 1976 è stato privato della cittadinanza, perché troppo scomodo. solo il PCI (nella persona di Enrico Berlinguer) e il PCE ebbero il coraggio di difenderlo e scrissero alla SED una lettera di protesta.


dopo un paio di anni di silenzio, in cui Biermann ha persino dichiarato la propria morte come poeta (diceva che senza i divieti aveva perso la sua vis polemica), ha ripreso a farsi sentire e a criticare anche la società della Germania occidentale. cosa che fa ancora con estrema cura e spirito di Bastian Contrario.

auguri, Wolf, altri cento di questi giorni! e grazie per averci regalato dei versi splendidi come quelli di "Ermutigung":

Du, laß dich nicht verhärten
in dieser harten Zeit.
Die allzu hart sind, brechen,
die allzu spitz sind, stechen
und brechen ab sogleich.

Du, laß dich nicht verbittern
in dieser bittren Zeit.
Die Herrschenden erzittern
- sitzt du erst hinter Gittern -
doch nicht vor deinem Leid.

Du, laß dich nicht erschrecken
in dieser Schreckenszeit.
Das wolln sie doch bezwecken
daß wir die Waffen strecken
schon vor dem großen Streit.

Du, laß dich nicht verbrauchen,
gebrauche deine Zeit.
Du kannst nicht untertauchen,
du brauchst uns und wir brauchen
grad deine Heiterkeit.

Wir wolln es nicht verschweigen
in dieser Schweigezeit.
Das Grün bricht aus den Zweigen,
wir wolln das allen zeigen,
dann wissen sie Bescheid.

p.s. se avete visto "i corti" di aldo, giovanni & giacomo, avete già sentito parlare di Wolf. sul finale, la Massironi prende in giro gli intellettuali di sinistra che vanno a teatro a guardare il "DRA DRA", l'opera più complessa della produzione drammaturgica di Biermann.

06 novembre 2005

che dio la manda


La lluvia
Jorge Luis Borges

Bruscamente la tarde se ha aclarado
porque ya cae la lluvia minuciosa.
Cae o cayó. La lluvia es una cosa
que sin duda sucede en el pasado.
Quien la oye caer ha recobrado
el tiempo en que la suerte venturosa
le reveló una flor llamada rosa
y el curioso color del colorado.
Esta lluvia que ciega los cristales
alegrará en perdidos arrabales
las negras uvas de una parra en cierto
patio que ya no existe. La mojada
tarde me trae la voz, la voz deseada,
de mi padre que vuelve y que no ha muerto.

02 novembre 2005

30 anni oggi


da "il pianto della scavatrice"
Pier Paolo Pasolini

Solo l'amare, solo il conoscere
conta, non l'aver amato,
non l'aver conosciuto. Dà angoscia

il vivere di un consumato
amore. L'anima non cresce più.
Ecco nel calore incantato

della notte che piena quaggiù
tra le curve del fiume e le sopite

visioni della città sparsa di luci,

echeggia ancora di mille vite,

disamore, mistero, e miseria
dei sensi, mi rendono nemiche

le forme del mondo, che fino a ieri
erano la mia ragione d'esistere.
Annoiato, stanco, rincaso, per neri

piazzali di mercati, tristi
strade intorno al porto fluviale,
tra le baracche e i magazzini misti

agli ultimi prati. Lì mortale
è il silenzio: ma giù, a viale Marconi,
alla stazione di Trastevere, appare

ancora dolce la sera. Ai loro rioni,
alle loro borgate, tornano su motori
leggeri - in tuta o coi calzoni

di lavoro, ma spinti da un festivo ardore
i giovani, coi compagni sui sellini,
ridenti, sporchi. Gli ultimi avventori

chiacchierano in piedi con voci
alte nella notte, qua e là, ai tavolini
dei locali ancora lucenti e semivuoti.

Stupenda e misera città,
che m'hai insegnato ciò che allegri e feroci
gli uomini imparano bambini,

le piccole cose in cui la grandezza
della vita in pace si scopre, come
andare duri e pronti nella ressa


delle strade, rivolgersi a un altro uomo
senza tremare, non vergognarsi

di guardare il denaro contato

con pigre dita dal fattorino
che suda contro le facciate in corsa
in un colore eterno d'estate;

a difendermi, a offendere, ad avere
il mondo davanti agli occhi e non
soltanto in cuore, a capire

che pochi conoscono le passioni
in cui io sono vissuto:
che non mi sono fraterni, eppure sono

fratelli proprio nell'avere
passioni di uomini
che allegri, inconsci, interi

vivono di esperienze
ignote a me. Stupenda e misera
città che mi hai fatto fare

esperienza di quella vita
ignota: fino a farmi scoprire

ciò che, in ognuno, era il mondo.

Una luna morente nel silenzio,
che di lei vive, sbianca tra violenti
ardori, che miseramente sulla terra

muta di vita, coi bei viali, le vecchie
viuzze, senza dar luce abbagliano
e, in tutto il mondo, le riflette

lassù, un po' di calda nuvolaglia.
È la notte più bella dell'estate.
Trastevere, in un odore di paglia

di vecchie stalle, di svuotate
osterie, non dorme ancora.
Gli angoli bui, le pareti placide

risuonano d'incantati rumori.
Uomini e ragazzi se ne tornano a casa
- sotto festoni di luci ormai sole -

verso i loro vicoli, che intasano
buio e immondizia, con quel passo blando
da cui più l'anima era invasa

quando veramente amavo, quando
veramente volevo capire.
E, come allora, scompaiono cantando.

01 novembre 2005

i celebrate myself, and sing myself...


homage to my hips
lucille clifton

these hips are big hips
they need space to
move around in.
they don't fit into little
petty places. these hips
are free hips.
they don't like to be held back.
these hips have never been enslaved,
they go where they want to go
they do what they want to do.
these hips are mighty hips.
these hips are magic hips.
i have known them
to put a spell on a man and
spin him like a top!

06 ottobre 2005

doccia


goccia
goccia goccia
goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia goccia
goccia goccia goccia
goccia goccia
goccia

26 settembre 2005

angolo della poesia


poetessa in erba
Originally uploaded by omfaloscopia.
da oggi il sole non piove più

07 settembre 2005

la poesia della settimana



...my way is in the sand flowing
between the shingle and the dune
the summer rain rains on my life
on me my life harrying fleeing
to its beginning to its end
my peace is there in the receding mist
when I may cease from treading these long shifting thresholds
and live the space of a door
that opens and shuts...

30 agosto 2005

la poesia della settimana


Me ne vado, ti lascio nella sera
che, benché triste, così dolce scende
per noi viventi, con la luce cerca

che al quartiere in penombra si rapprende.
E lo sommuove, Lo fa più grande, vuoto,
intorno, e, più lontano, lo riaccende

di una vita smaniosa che del roco
rotolìo dei tram, dei gridi umani,
dialettali, fa un concerto fioco

e assoluto. E senti come in quei lontani
esseri che, in vita, gridano, ridono,
in quei loro veicoli, in quei grami

caseggiati dove si consuma l'infido
ed espansivo dono dell'esistenza -
quella vita non è che un brivido;

corporea, collettiva presenza;
senti il mancare di ogni religione
vera; non vita, ma sopravvivenza

- forse più lieta della vita - come
d'un popolo di animali, nel cui arcano
orgasmo non ci sia altra passione

che per l'operare quotidiano:
umile fervore cui dà un senso di festa
l'umile corruzione. Quanto più è vano

in questo vuoto della storia, in questa
ronzante pausa in cui la vita tace -
ogni ideale, meglio è manifesta

la stupenda, adusta sensualità
quasi alessandrina, che tutto minia
e impuramente accende, quando qua

nel mondo, qualcosa crolla, e si trascina
il mondo, nel la penombra, rientrando
in vuote piazze, in scorate officine...

(da "le ceneri di gramsci" di pier paolo pasolini)

19 agosto 2005

ode gastronomica

dopo un breve soggiorno in terra labronica, allietato da assaggio di sopraffino mangiare locale, ritengo indispensabile ringraziare il popolo livornese per cotanto regalo all'umane genti:

resto di stucco, non è un barbatrucco
questa è soltanto un'ode al cacciucco,
zuppa di pesce, piatto bislacco,
perdiana, acciderba, ohibò e perbacco.
scaccia il maligno, cura ogni acciacco,
dà dipendenza più del tabacco.
se l'ho nel piatto io non pilucco,
io mi strafoco con il cacciucco.


17 agosto 2005

haiku per il ventolin


i tre dell'omfaloscopia, viste le numerose e insolite allergie di cui soffrono, hanno deciso di dedicare un componimento poetico al ventolin, pozione magica dagli effetti rivoluzionari (è stato ritrovato anche nello zaino boliviano del Che: il sigaro se lo metteva in bocca solo quando vedeva in lontananza un fotografo):

fischia il ventolin, infuria la bufera,
ed è subito sera


ai compagni che si sono tolti la scimmia dalle spalle
consigliano invece un film di prossima uscita:

goodbye, ventolin

in cui un figlio, mosso a compassione dalle vicende umane della madre asmatica, le fa credere che la polvere è stata sconfitta, i pollini non superano la cortina di ferro, che il glutine non esiste e che le mandorle sono un'invenzione dei capitalisti. protagonista (manco a dirlo) Luigi Lo Cascio, nella parte della madre, del figlio e pure del ventolin.

15 agosto 2005

secondo angolo della poesia


la terre est bleue comme une orange
jamais un erreur les mots ne mentent pas
ils ne vous donnent plus à chanter
au tour des baisers de s'entendre
les fous et les amours
elle sa bouche d'alliance
tous les secrets tous les sourires
et quels vetements d'indulgence
a la croire toute nue.

(Paul Eluard)

la terra è blu come un'arancia
mai uno sbaglio le parole non sanno mentire
più non vi danno da cantare
che al giro dei baci si intendano
i dementi e gli amori
lei le labbra d'intesa
i segreti i sorrisi
che vesti d'indulgenza
crederla tutta nuda.

(Trad. di Franco Fortini, scusate se è poco)

08 agosto 2005

ahi, questi livornesi (prima puntata dell'angolo della poesia)

per chi finora ha accusato i livornesi di ignoranza profonda, ecco un saggio dell'abilità di un grande livornese, Giorgio Caproni

CONDIZIONE
Un uomo solo,
chiuso nella sua stanza.
Con tutte le sue ragioni.
Tutti i suoi torti.
Solo in una stanza vuota,
a parlare. Ai morti.


dedicato a tutti i ricercatori ammuffiti, a tutti i topi di biblioteca, a tutti i dottorandi e dottorati leccaculo dell'università italiana. non avrete i nostri scalpi.