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23 luglio 2007

be'



qualche settimana fa sono andata al museo d'arte moderna di roma.
tra tutti i quadri della mostra sul simbolismo questo è stato quello che mi ha colpito di più. per la luce tersa del mattino, per il titolo, lo specchio della vita.
e le pecore, la pecora nera, il tema dello specchio, il procedere verso sinistra, la luce di un nuovo giorno sono tutti simboli che evocano simboli che richiamano altri simboli sui quali si potrebbe riflettere in eterno.

sono settimane che taccio in questa sede e che parlo troppo in altre. augh. ho detto. perle alle pecore.
i paroletari di tutto il mondo sanno capire quando il silenzio è veramente d'oro.

22 luglio 2007

paroletari di tutto il mondo...

sono oramai quasi due anni che ripetiamo che le parole sono importanti. hanno il potere di renderci felici o infelici e dobbiamo usarle bene. e visto che noi le parole le inventiamo pure, chi le usa bene lo chiamiamo paroletario.

un paroletario è chi non possiede niente, solo le sue parole. pertanto le deve trattare bene. deve rispettarle, coccolarle, investirle nel modo migliore, farle fruttare, regalarle, impacchettarle, infiocchettarle, vivere di esse, amarle. e con loro amare il prossimo. e, prima di tutto, se stesso.



paroletari di tutto il mondo, amatevi!

15 luglio 2007

Giardinaggio benefico

Nel corso delle nostre numerose conversazioni via Skype – sempre sia lodato – Featheryca e io abbiamo delle intuizioni fuori dal comune. In questi giorni ci è occorso un neologismo diciamo curativo, effettivo, lenitivo dell'anima:

la necrocladotomia

ovverosia il taglio dei rami secchi, l’eliminazione di quelle fronde che dal punto di vista affettivo o personale non sono più vitali ­– se mai lo sono state – e tolgono solo energia alla pianta. Certe cesure non sono mai indolori, richiedono forza fisica e morale, intraprendenza e decisione, ma il sollievo dopo è incredibile.


Zac! Un colpo di forbice decreta la fine dell'emorragia energetica.

E la vita riprende, leggera e frivola, chiassosa e pensante.

06 luglio 2007

Zweisamkeit

La prima puntata del mio viaggio a Berlino è dedicata a una di quelle belle parole tedesche che non hanno un traducente in italiano e che piacciono molto alla nostra amica Lise: la Zweisamkeit.

Il Duden la definisce così: das zweisame Leben oder Handeln, dove zweisam vuol dire: gemeinsam, einträchtig zu zweien. Detto in parole povere è una cosa come 'stare insieme, in armonia, in due', ma non basta. Si tratta di un neologismo creato sulla falsariga di Einsamkeit, cioè solitudine. Al posto di quell'ein (cioè uno) iniziale è bastato inserire zwei (ovvero due) per scatenare una rivoluzione semantica che ha dell'incredibile. La Zweisamkeit è quello stato praticamente paradisiaco in cui due entità più o meno senzienti si ritrovano isolandosi dal mondo e bastando a se stesse.

In ossequio alla fama di esimia neologista che ultimamente (e a torto) mi perseguita, oserei tradurre questo meraviglioso termine con 'duitudine'. Ma stavolta devo ammettere il fallimento. Zweisamkeit significar per verba (italiane) non si poria, però l'essemplo basti cui esperienza Marx serba.








(esempio di felice duitudine)

P.S. Se non mi vergognassi a fare battute veramente stupide direi che la Zweisamkeit sul lungofiume di Friburgo si definisce Dreisamkeit.

25 settembre 2005

aritodo sobre mi madre


ieri l'altro, sorseggiando il suo cocktail preferito, la TACHIPIRINHA, mia madre mi ha raccontato che il figlio di una sua amica ha appena aperto un BREAD & BREAKFAST. premesso che la bevanda effervescentemente alcolica le ha probabilmente dato alla testa, mi chiedo se in quella locanda i clienti li facciano dormire su delle michette giganti.

poiché, come ipsa dixit nella metropolitana di Londra, "I know my chicken", so che la Carla ci delizierà presto di altre siffatte perle. e provvederò seduta stante a postarle.