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07 maggio 2007

la sindrome di Jo

Ci sono delle letture che ti cambiano la vita.

La mia è stata segnata anni fa:



Alla domanda di Lella Costa: "Ma tu, delle quattro sorelle, con chi ti identificavi?" ho sempre risposto anch'io come tutte: Jo. E' ribelle, intelligente, scrive, ha quel qualcosa in più. E infatti finisce sposata col vecchio professore coi figli grandi, si deve ciucciare sia lui che i pargoli e pure qualche orfano che raccatta per strada. Il sogno di tutte...
Quella che ha capito tutto della vita è Amy, coi suoi bei riccioletti biondi, la lacrima facile e l'occhio languido. Lei parte per l'Europa con la zia, sposa il bel giovine, pure ricco, e fa la bella vita.
Perché tanto agli uomini, intendo a quelli con un minimo di gnegnero, piacciono quelle donne lì. Quelle che quando loro parlano di finanziaria e di partito democratico spalancano gli occhioni come se avessero appena sentito pronunciare orribili parolacce. Quelle che inorridiscono se sentono le parole Bildungsroman e fenomenologia, che credono che il congiuntivo sia una malattia degli occhi e scrivono po' con l'accento. Quelle che pensano che Sarti, Burnich e Facchetti sono tre stilisti degli anni '60. Quelle che hanno la funzione sociale di un vaso da fiori. Perché agli uomini (soprattutto a quelli più intelligenti e pronti di spirito) piace portarti in giro per mano e insegnarti il mondo, mettere un cartellino con una didascalia su ogni cosa. Perché gli fa bene all'ego. E se tu le tue didascalie ce le hai già e, anzi, potresti pure sostituirne qualcuna delle loro, ammettiamolo, spesso un po' stantie, scappano.
Ragazze, se rinasco col cavolo che studio. Il dottorato, poi, non se ne parla nemmeno. Voglio essere bella e vuota. Di quelle che hanno la testa giusto per non lasciare il collo lì da solo. Niente soldi in libri, né in viaggi. Lascio lo stipendio (del marito, perché sarà pure facoltoso) dal parrucchiere, dall'estetista e nelle boutique di moda. Felice nella mia ignoranza.

Se rinasco, voglio fare la velina. Bionda.