
ieri sera, supportata dalla cinese più alta (e col cognome più bello) del mondo, sono andata a vedere
La bestia nel cuore. 7 euro davvero spesi bene, anche se il film non è un capolavoro. tocca, arriva, smuove, piace pure, ma non è una meraviglia.
peccato, perché è difficile da credere, ma Giovanna Mezzogiorno e Alessio Boni riescono a fare ciascuno tre - dico tre - espressioni diverse (una triste, una allegra e una arrabbiata), un record per entrambi.
stonano un paio di personaggi non proprio azzeccati (un regista impegnato costretto a dirigere soap - ma non sarà mica quello pro-casalinghe di Voghera? - una Silvia Rocca troppo, troppo cieca e una madre non madre), l'ennesima scena della Mezzogiorno che fa jogging in un parco romano e che viene tradita dal compagno mentre è incinta, il ritmo in certi punti un po' lento.
eccezionale è invece Angela Finocchiaro, cui sono affidati (con successo) gli spunti comici. da apprezzare è il fatto che il film affronta argomenti troppo spesso trascurati dal cinema, come la violenza familiare, l'handicap, l'omosessualità e la mancanza di comunicazione. il messaggio non è scontato, è un invito a conoscersi meglio e a trasmettere agli altri ciò che si ha dentro, per affrontare al meglio la vita.

su tutto e su tutti svetta Luigi Lo Cascio. è invecchiato e imbruttito (ce n'è voluto, ma ce l'hanno quasi fatta, bravo il truccatore), non è l'eroe senza macchia e senza paura dei
Cento passi, compare solo in poche scene, ma giganteggia con la sua delicatezza. fa il ricercatore (e questo già basterebbe a determinare lo squallore del personaggio), un cervello in fuga chiuso, complessato, angosciato, oberato da un passato pesante. ma ama sopra ogni cosa e riesce a mettersi in discussione. standing ovation.
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La bestia nel cuore llc ci fa innamorare (platonicamente, sia detto) di sé.