16 novembre 2007

Fiocco spampanato in casa omfaloscopia

Oggi esce lui:


E' praticamente figlio di Omfaloscopia (ci perdonerà la Feather), perché frutto di una cooperazione tra Omfa2, il primigenio ghost-writer del sito (aka bradipo pittato) e la sempreverde Flores. Il libro non verrà sicuramente inserito nelle liste dei capolavori letterari, perché è uno pseudofantasy con storia d'amore per quindicenni, un bel "3 metri sopra il vampiro" per intenderci. Però, visto che siamo in un mondo dove regna il capitale, sempre più spietatamente (stai a vedere che Guccini ha scritto anche se alla fine Bella sceglierà il licantropo Jakob o il vampiro Ed?) bisogna festeggiare, perché venderà parecchio.

Non ci siamo affezionati molto a questa creatura, perché questo scarrafone non è bello nemmeno a mamme soje. Però bisogna riconoscere che è venuto bene (sempre che certi interventi assurdi del revisore finale siano stati emendati), di certo meglio dell'originale e meritiamo davvero un plauso, perché una traduzione a sei mani, in genere, è una schifezza. L'esperimento è riuscito e ha pure dimostrato che le vere amicizie non si rompono nemmeno per un congiuntivo.

Mi sa che oggi farò un salto in libreria. Trai fan vestiti da vampiro e da lupo ci sarà una tipa vestita da co-traduttrice che si guarda l'ombelico.

21 ottobre 2007

Lector in blog



Siccome siamo sostenitrici assulute del “fai quell che cazo – con una zeta sola fa figo – ti pare”, per un po’ siamo sparite. Forse ce ne andremo di nuovo, forse torneremo prestissimo, forse punto e a capo.

Oggi abbiamo qualcosa da dire, e lo diciamo.

Ci fa piacere sapere che continuate a seguirci anche se latitiamo. È bello sentire l’affetto di chi ci conosce a anche quello di chi non sa nemmeno chi siamo. Ci fa piacere quando rispondete e dimostrate di non aver capito assolutamente nulla di quello che abbiamo scritto, ma interagite. Bello, bellissimo. Perché se c’è una cosa che apprezziamo di quel trombone di Umberto Eco, è la sua concezione del lector in fabula. Secondo il suddetto trombone un testo è incompleto senza l’intervento di un lettore che ne riempia gli spazi vuoti con la sua attività inferenziale. Nel blog i commentatori sono lì per rendere detto il non-detto, magari per dire anche dei non-detti che non c’entrano nulla coi non-detti di partenza, ma viva la comunicazione, viva il detto all’ennesima potenza.

I nostri primi post – quelli che i nostri esegeti futuri definiranno i post del post-Norwich – presupponevano un grande intervento dei lettori. Erano l’apoteosi del non-detto. Poi col tempo, la maternità e la didattica siamo diventate divulgative. Anche se non ce n’era bisogno, perché ci pensano già Piero Angela e Alberto Angela. E c’è pure la mia amica Angela che ci ha letto per tanto tempo.

Siamo diventate divulgative perché ci siamo accorte che si stava diffondendo il germe della dietrologia. E cioè: avranno detto questo perché intendevano quest’altro, o avranno detto questo perché pensavano che intendessimo quest’altro però volevano che capissimo quest’altro ancora? C’era chi voleva vedere chissà quali messaggi occulti nei nostri post: li leggevano allo specchio come le copertine dei dischi dei beatles, o li ascoltavano al contrario, per vedere se dicevamo che dio è morto.

Questo post è per dirvi che siamo davantologiche, cioè vi mettiamo davanti quel che siamo senza mezzi termini né maschere, ma non diventeremo mai nazionalpopolari.

26 agosto 2007

ta-dan!

Guccini dice che uscire di scena perché il pubblico ti chieda il bis e rientrare tra gli applausi, schermendosi e facendo finta di essere lusingati da cotanto affetto, è da fighetti. da secoli, oramai, canta dio è morto e se ne va, ma davvero. noi, invece, diciamo che uscire e rientrare dopo gli applausi è da eleonoradusici.

però, siccome sappiamo che non potete fare a meno di noi (lo abbiamo visto dai tanti messaggi, pubblici, privati, anonimi e finti anonimi), torniamo. omfaloscopia riprende le trasmissioni (applausi e gesto di chi si schermisce, ma per finta, no, via, non fate così, maddai, va bene... sì, forse lo sappiamo che vi siamo mancate, mannò... riapplausi e fe-de-ri-ca-chia-ra-fe-de-ri-ca-chia-ra, ola e standing ovation) ma in forma diversa.

siccome le amicizie trai grandi del passato sono sempre sfociate in epistolari, e siccome noi non ci scriviamo lettere, ma comunichiamo quotidianamente via Skype, abbiamo deciso di tenere omfa come espressione di tali dialoghi. del resto molti dei post sono nati così, ed è giusto che la consuetudine resti.

federica e chiara continueranno a parlare di sé, rispettivamente in vivi come parli ed egolalìa chiara e tonda – chi non è interessato alle vicissitudini dell’una o dell’altra potrà evitare di farci un giro – ma esprimeranno qui, più o meno una volta alla settimana, quello che si dicono in privato, per la gioia di tutti i loro numerosissimi e bellissimi fan (e forza omfaaaaaa, e siamo bellissimiiii... ora distribuisco anche i gadget, qualche reliquia e tanti, tantissimi nocchini, dati bene ça va sans dire).

è un po’ come quei gruppi i cui componenti ogni tanto fanno delle cose da soli, ma poi tornano a cantare insieme (giusto per fare un nome, ultimamente i Police, sempre siano lodati, nonostante il pisano di Stinghe). o come i nostri idoli Wu-Ming, che ogni tanto scrivono qualcosa in quanto singoli, senza dimenticare il loro splendido, mitico, incommensurabile collettivo artistico.

mi sa che ci vedrete pure all’isola dei famosi, prima o poi. chiamano sempre qualche velina, qualche letterina, chiameranno anche qualche omfaloscopina.

21 agosto 2007

27 luglio 2007

chiuso per omfaloscopia

in un momento in cui un po’ tutti chiudono per ferie, questo blog ha deciso di chiudere per riflessioni, divergenze, omfaloscopie, insomma, per i fatti suoi.

ci fermiamo per un po’ a meditare sul valore di quel che scriviamo, sull’eventualità di chiudere definitivamente, di riaprire sotto altre forme, di fare un po’ quel che ci pare.

grazie a tutti per la compagnia, anche per i commenti, per i bei momenti e anche per quelli meno belli. in fin dei conti, è la vita.

come si dice in questi casi? vi faremo sapere.

26 luglio 2007

la felicità...

...a volte sta in un

quasi

detto al momento giusto.

till the fat lady sings

sarà che in quest'ultimo anno ho messo su un po' di ciccia, sarà che ultimamente mi sono sorpresa a fare cose buone e giuste per poi chiedermi "ma perchè"?, sarà l'imperativo categorico non va più di moda, sarà che l'anafora e i rimandi colti fanno sempre la loro porca figura, soprattutto nei blog: come franny e zooey ho deciso che da adesso in poi ogni mia azione sarà in onore della signora grassa.

i puntini sulle Chiara Jolie


(ecco, così ora l'ombelico me lo guardate tutti)

stamani chiaccheravo con un mio caro amico (lungo e pelato, alla faccia sua) e siamo finiti a parlare di Omfaloscopia, del mio rapporto col blog e dell’immagine che trasmetto di me tramite questo mezzo. Chiara Jolie, secondo il mio amico Andrea, è una che se la tira perché può farlo, una bellona col cervello,orgogliosa delle sue curve e della sua (presunta) superiorità intellettuale. siccome non sono affatto d’accordo, vorrei sgombrare il campo da fraintendimenti e mettere in chiaro un paio di cose.

firmandomi Chiara Jolie non intendo affatto dire che sono bella quanto una diva hollywoodiana. in realtà tutto nacque quando, durante un tentativo di approccio tanto goffo quanto destinato a fallire, mi fu detto che somigliavo a qualcuno. senza pensarci su troppo dissi: ‘certo, me lo dicono tutti, sono la sosia di Angelina Jolie’. ma avrei potuto ugualmente dire Sharon Stone, Pippo Baudo, Raffaella Carrà (anzi, visto il fianco pronunciato, l’età e il ruolo di icona gay, mi sa che ci andiamo parecchio più vicini) o Luciano Moggi (no, via, non esageriamo). la persona con cui stavo parlando non afferrò l’ironia e, tanto per non smentirsi e continuare con il broccolamento, confermò. la Feather era lì vicino, ci abbiamo riso su una settimana e da lì è nato il mio nick.

lo so, mi firmo pure chiaradavinci e anche questo può sembrare presuntoso. ma non ho colpa io se sono nata e cresciuta nel borgo leonardiano e mi chiamo davvero Chiara. il soprannome nacque ai tempi di Friburgo, il mio cognome era impronunciabile e i tedeschi mi chiamarono così per distinguermi dalla mia inseparabile amica chiaradiroma, che è senza dubbio più bella, più intelligente e pure più simpa... no, simpatiche uguali.

premesso questo, non posso dire di non stare bene nella mia pelle. ho avuto un’infanzia che farebbe morire di invidia i bambini delle pubblicità del Mulino Bianco, sono sana, non mi manca nulla, ho un cervello funzionante, una famiglia meravigliosa, un marito che mi adora, un Marlonbrando che è sempre lui, un cane che è arrivato persino a volermi bene, un sacco di amici e sono presidentessa onoraria del club antionanofrenico e bicchieremezzopienistico mondiale. perché non dovrei essere soddisfatta?

dal punto di vista fisico, come tutti, ho i miei difetti. ho il naso a patata, i capelli troppo ricci, il culo abbondante, la seconda di reggiseno e da quando è arrivato il capoccione pure un po’ di pancetta. embè? mi concentro sui pregi (che sono altrettanti) e vivo meglio, da brava pragmatica toscana cresciuta in una famiglia che i problemi non se li è mai andati a cercare.

anche dal punto di vista caratteriale ho i miei difetti. sono fumina, come si dice dalle mie parti, egocentrica, da brava figlia unica, e pure un po’ altezzosa. embè? chi mi frequenta (nella vita reale o in quella virtuale) è invitato a metterli accanto ai miei pregi (altrettanti, ma non sta a me elencarli), fare un bilancio approssimativo e valutare. chi apprezza è accolto a braccia aperte, chi non apprezza sa dov’è la porta e può pure evitare di cliccare su omfaloscopia.blogspot.com


24 luglio 2007

Quanto ci piace chiaccherà...

Quando ho avuto l'idea balzana di iscrivermi qui, mai e poi mai avrei pensato che questo luogo di perdizione avrebbe potuto avere degli effetti sconvolgenti sulla mia esistenza.
In una settimana la mia già lunghissima lista della spesa presso la libreria Rinascità è cresciuta a dismisura. E meno male che sto male, ho un figlio e un sacco di lavoro, perché altrimenti avrei già speso un capitale.

Ho scoperto delle belle monografie sul mito di Narciso (potrebbe essere anche un bel regalo di Natale per diversa gente), di Elena (be', pure questo, in un certo senso) e di Edipo-con-l'accento-sulla-e (ne ordino un camion), un volume di prose montanelliane (grazie Isa), cose sparse di Calvino, Beppe Viola e qualche sorpresa strepitosa.

Ho dato anche un'occhiata ai forum, ma sono troppo snob per mischiarmi al comune volgo leggente. Vi ho trovato però una di quelle domande stupide, ma che piacciono tanto a chi ama chiaccherare, e ve la ripropongo (no, non è una catena, potete rispondere nei commenti, farci a vostra volta un post, non rispondere affatto o mandarmi affanculo, tanto oramai è diventata disciplina olimpica):

Quali sono i tre personaggi letterari che ricordate di più e perché?

Io ho escluso subito Benjamin Malaussène, perché ne ho già parlato anche troppo, e tutti i personaggi di Brecht, perché sennò mi date dell'intellettuale impegnata.
Siccome non amo stilare classifiche di sorta (né nella vita, né nel lavoro, ma forse dovrò abituarmici se va in porto quella cosa delle Olimpiadi), scrivo i primi tre che mi vengono in mente:

1) Remedios la bella di Cent'anni di solitudine (Gabriel García Marquez) per la sua morte, diciamo pure icarica e molto invidiabile;

2) Handa di Una solitudine troppo rumorosa (Bohumil Hrabal) perché si beffa del destino: dovrebbe per lavoro distruggere i libri, e invece ne crea in continuazione (antitetico e rompicoglioni pure lui, tiè!);

3) la vecchia Phoebe del Giovane Holden (J. D. Salinger) e non solo perché si chiama come l'unico gatto cui ho voluto veramente bene.


(non c'entra nulla, ma mi auguro per lui e per noi che torni presto a giocare come un tempo)

23 luglio 2007

be'



qualche settimana fa sono andata al museo d'arte moderna di roma.
tra tutti i quadri della mostra sul simbolismo questo è stato quello che mi ha colpito di più. per la luce tersa del mattino, per il titolo, lo specchio della vita.
e le pecore, la pecora nera, il tema dello specchio, il procedere verso sinistra, la luce di un nuovo giorno sono tutti simboli che evocano simboli che richiamano altri simboli sui quali si potrebbe riflettere in eterno.

sono settimane che taccio in questa sede e che parlo troppo in altre. augh. ho detto. perle alle pecore.
i paroletari di tutto il mondo sanno capire quando il silenzio è veramente d'oro.

22 luglio 2007

paroletari di tutto il mondo...

sono oramai quasi due anni che ripetiamo che le parole sono importanti. hanno il potere di renderci felici o infelici e dobbiamo usarle bene. e visto che noi le parole le inventiamo pure, chi le usa bene lo chiamiamo paroletario.

un paroletario è chi non possiede niente, solo le sue parole. pertanto le deve trattare bene. deve rispettarle, coccolarle, investirle nel modo migliore, farle fruttare, regalarle, impacchettarle, infiocchettarle, vivere di esse, amarle. e con loro amare il prossimo. e, prima di tutto, se stesso.



paroletari di tutto il mondo, amatevi!

20 luglio 2007

19 luglio 2007

da Vinci's kitchen

Pur non essendo amanti delle catene, accogliamo volentieri l'invito della fantasmagorica Isadora e presentiamo una delle due omfalocucine (la mia collega Feather potrebbe imitarmi e intitolare il post "pane, Aceto e fantasia". sì, lo so, è orrenda).

La cucina è stato un po' il cuore di ogni appartamento in cui ho abitato. Tendo a farci il nido, forse perché per me cucinare è sempre stato un modo per legarmi agli altri. Adoro coccolare i miei amici preparando i loro piatti preferiti, lascio assaggiare le mie specialità (il pollo al coriandolo, il risotto alla cubana o la torta finta di pere e cioccolata) solo alle persone moooolto speciali e lascio assistere giusto pochi eletti alle magie preparatorie, ça va sans dire.

Da quando c'è il capoccione, spignatto molto meno. O meglio, lo faccio ancora, però in maniera molto più frugale e organizzata. Ma l'età dell'oro tornerà (sto con Virgilio e la sua visione ciclica della storia) e io ricomincerò a prendere tutti anche per la gola (non solo per i... fornelli).

Visto che senza di lei non riuscirei ad aprire gli occhi, il giro inizia dalla Natalina



ultimo regalo del dring. Fa un caffè denso e schiumoso, che io bevo al mattino e durante il giorno nerissimo e alla sera, a volte, con buccia di limone e una spruzzatina di cannella, come ci ha insegnato un nostro amico delle Canarie.

Poi un altro amico inseparabile: il Thermomix



regalo che tritatagliafrullaimpasta della suocera (mi chiedo spesso se con questi regali vuole insinuare qualcosa, ma credo di no. Cioè lo spero). Strumento indispensabile nei primi mesi di vita del capoccione. Ora no, preferisce ciucciare gli ossi delle rosticciane.

Una panoramica dell'angolo cottura



Purtroppo la qualità delle immagini è scarsa e il rosso Ferrari sembra dare sul rosa. Però vi assicuro, quando apro il frigo (qui sotto immortalato accanto al pezzo estraibile che noi chiamiamo colonna infame)



si sente un bel wroooooom e l'appetito infuria.

Il giro si conclude nell'angolo preferito di Pulcinea e del capoccione, che sempre più spesso ha la bocca piena di croccantini al pollo



Non passo la palla a nessuno. La lancio in aria, e la prenda chi vuole (mi dispiace solo che la Barbchen non abbia un blog, perché vedrei volentieri il lambertìde allungato in azione).

18 luglio 2007

La più brava parrucchiera del mondo

All'età di cinque anni ero conscia del potere disumano che esercitavo sulle persone. Un esempio? Mia cugina, di due anni e mezzo più piccola. Un giorno le dissi che ero la più brava parrucchiera del mondo e che glielo avrei dimostrato.

Penso sia chiaro che non mi ritengo brutta, anzi, sono convinta di avere un aspetto più che gradevole e che la mia Ausstrahlung mi renda addirittura bellissima, però, lo ammetto, mia cugina è sempre stata oggettivamente bella. Neanche allora avevo dei complessi nei suoi confronti, però ho dato una mano alla natura. L'ho seduta su una poltrona, e, in virtù delle mie abilità manuali, le ho tagliato i capelli.

Lei ha sempre avuto una valanga di capelli corvini, forti, folti, lunghi e resistenti. Decisi che la frangia le stava bene e iniziai a tagliare. Venne un po' storta, quindi l'aggiustai. Aggiusta di qua, aggiusta di là, le feci una pettinatura che sul davanti ricordava quella di Lina Wertmüller.

Quando mia zia ci scoprì, scoppiò un putiferio. "Chiara, l'hai stragiata!" E mia cugina, prontamente: "Sì, mamma, però lei è la più brava parrucchiera del mondo."

Memore di queste ultime parole, stamani ho deciso che i capelli del Capoccione erano ormai troppo lunghi. Ho preso la macchinetta e ho tagliato.



Visti i risultati, mia cugina era davvero scema.

17 luglio 2007

Ene, mene, muh...

Stamani, mentre facevamo colazione, il superlativo compagno Besserossi della mia cara amica Scim-Mi Tofu si è spalmato dello stracchino sul pane. Gli è piaciuto molto e questo, se possibile, me l'ha reso ancor più simpatico.

Quando gli ho spiegato l'etimologia della parola - deriva da stracco, perché si fa utilizzando il latte di mucche stanche, ricco di ormoni speciali che rendono il formaggio cremoso e acido - ha risposto quanto segue:

a) in Germania non sarebbe permesso stremare gli animali per motivi così futili
b) vi siete chiesti quali effetti hanno sul corpo umani questi ormoni di mucca stanca?

(logo del Verein zur Verteidigung der Müdeküherechte)


Adoro lo stracchino, ma sono ancora più affascinata dal modo di ragionare dei tedeschi.

16 luglio 2007

Tu mi fai girar, tu mi fai girar...


Sebbene secondo il dring io sia abilissima nel darle la vuelta a la tortilla, finora mi era riuscito bene solo metaforicamente. In genere la rigiro appoggiandola su un piatto, ma stasera, mentre cucinavo per i miei amici tedeschi (ossia lei è mezza coreana e lui Ossi), finalmente mi è riuscito far roteare in aria la mia bella frittatona spagnola senza farla cadere a terra.

Modestamente, son soddisfazioni.

15 luglio 2007

Giardinaggio benefico

Nel corso delle nostre numerose conversazioni via Skype – sempre sia lodato – Featheryca e io abbiamo delle intuizioni fuori dal comune. In questi giorni ci è occorso un neologismo diciamo curativo, effettivo, lenitivo dell'anima:

la necrocladotomia

ovverosia il taglio dei rami secchi, l’eliminazione di quelle fronde che dal punto di vista affettivo o personale non sono più vitali ­– se mai lo sono state – e tolgono solo energia alla pianta. Certe cesure non sono mai indolori, richiedono forza fisica e morale, intraprendenza e decisione, ma il sollievo dopo è incredibile.


Zac! Un colpo di forbice decreta la fine dell'emorragia energetica.

E la vita riprende, leggera e frivola, chiassosa e pensante.

14 luglio 2007

un libro ti cambia la vita

gente, leggete.

i libri aprono la mente e aiutano a pensare. insomma, fanno bene.

potrebbero farne anche di più, però. in questo caso Fiesta di Hemingway avrebbe potuto aiutare il genere umano a liberarsi di due coglioni come questi fratelli americani.



immagino la goduria durante il volo di ritorno.

13 luglio 2007

Fatti due calcoli...


(eccomi)

Mi sono tornate le coliche ai reni e sono andata dal medico che mi aveva visitato in dicembre. In anticamera avevo appena ripassato la mia anamnesi da snocciolare tipo Sartiburnichfacchetti... , ma lui (napoletano trai 45 e i 50, sovrappeso galoppante) mi ha fatto accomodare e con un sorriso a 36 denti mi ha detto: "Allora, Chiara, quel rene destro Le ha dato più problemi?" Nonostante ci avesse preso, ho pensato che mi scambiasse per qualcun'altra e gliel'ho fatto notare. Mi aveva visto solo una volta, tra l'altro giusto per dieci minuti e non poteva ricordarsi di me.
Illuminante la sua risposta: "Si metta nei miei panni. Un urologo vede in genere pazienti maschi ultrasettantenni con problemi di prostata, come vuole che faccia a scordarmi un fiore come Lei?".

Contributo quotidiano al bicchieremezzopienismo omfaloscopico: anche i calcoli ai reni in fin dei conti hanno un loro perché. Un complimento del genere fa piacere anche alle portatrici sane di ego dilatato come la sottoscritta.

11 luglio 2007

Se sto fermo...




...forse non vede dove mi sono infilato.