28 ottobre 2006

purtuallo meccanico

la omfa film production
presenta:
la storia anno di vita di una traduttrice costretta a tradurre libri agghiacchianti

12 commenti:

chiara jolie ha detto...

Fede, credimi, c'è di peggio. Ad esempio una traduttrice costretta a fare la casalinga. Oppure una traduttrice sfigata, che riceve prove da lingue sbagliate, vince prove con case editrici importanti ma poi all'ultimo minuti si presenta il traduttore ufficiale di quello scrittore (ufficiale, ma non gentiluomo, a quanto pare), che vede inviare per posta un libro destinato a lei a una collega con lo stesso nome di battesimo (c'era da aspettarselo, l'editore aveva un nome alquanto alcolico) oppure che riceve il contratto per tradurre il suo primo romanzo una settimana prima di partorire con consegna tre settmane dopo (mi ci vedevo in sala parto: 'Signora, spinga' 'No, aspetti, cos'è che vuol dire der Topf deiner Mutter in questo contesto?'). c'è anche di peggio, ma taccio per non mettere le mani in faccia a nessuno.
buona domenica a tutti, almeno abbiamo vinto il derby, va'...

featheryca ha detto...

al peggio non c'è mai fine, come ci insegna la saggezza popolare.
ma dedicare a volte anche 20 ore al giorno per 365 giorni a persone con le quali nella vita reale non chiacchiereresti neanche due minuti alla fermata dell'autobus non è bello.
e comunque questo post è per annunciare che il mio 15 gennaio è finalmente arrivato, con quasi un anno di ritardo, ma è arrivato. non metto in dubbio che fare il minatore, il ferroviere sulla roma-napoli, la colf di pappalardo, essere disoccupati sia brutto.
ma quest'anno ho realmente perso la salute per guadagnare una cifra irrisoria rispetto alle ore di lavoro, e alle ore di sonno che ho perso. e ora non è che sia finita. comincia il giro per il recupero crediti.
ognuno deve vedersela con il sudore, le lacrime e il sangue che versa. e comunque fare un figlio è decisamente molto meglio che tradurre un horror da aeroporto. non ci penserei su due volte se mi si presentasse la possibilità di scegliere. anzi, forse è il caso di cominciare a impegnarsi su quel fronte.
permettimi di dire che questo è stato l'anno in assoluto più difficile e faticoso della mia vita e non me la sento di dirmi fortunata solo perché ho un lavoro (o due).
credo che nessun lavoro, nessun nome sul frontespizio di un libro, nessun bonifico che arriva con dieci mesi di ritardo valga la vita che ho fatto quest'anno. certo è stato anche per via di alcune mie scelte sbagliate. ma mi consolo con altri tre cliché: del senno di poi son piene le fosse, sbagliare è umano e sbagliando s'impara.
sono fatta così: se non ci sbatto il grugno le cose non le capisco.

a proposito, ne approfitto per ringraziare tutti quelli che mi sono stati vicini con amore. come dice il santo patrono della linea b, l'amore è paziente, è benigno l'amore; non è invidioso l'amore, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira...

che anno assurdo. ogni cosa che ho avuto l'ho pagata il quadruplo.
paolo fox, se ti acchiappo ti sgommo!

SOYUZ1968 ha detto...

Sembrerebbe Arancia Meccanica in Polacco: fortunatamente, in questo raro caso per una lingua slava, l'etimologia sembra tanto latina.

SOYUZ1968 ha detto...

La "pomarancia"...."il pomo di colore arancio"....sembrano quei nomi, tanto descrittivi, che un po' tutte le lingue barbare danno alla frutta.

bibliross ha detto...

Mentre leggevo i commenti di Chiara e Feather pensavo che per il 48% della mia vita avevo sognato che si potesse vivere di traduzione letteraria, che non si fosse costretti a secondi lavori, che si vedesse riconosciuta la propria opera con nome in copertina &tc, che… che… che… e la citazione biblica che mi è venuta in mente è stata l’incipit del Qoelet (figlio di Davide, ma dalla personalità etimologicamente femminile)

[2]Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità, tutto è vanità.
[3]Quale utilità ricava l'uomo da tutto l'affanno
per cui fatica sotto il sole?

Il Qoelet è sempre stato uno dei miei libri preferiti (oh come mi piaceva insegnare la traduzione dei testi sacri, Bibbia, Corano, Veda… quando insegnavo Teoria e storia della traduzione!) così sono andata a farmi una ricerchina sul web (cosa non farei oggi, piuttosto di tradurre…) e su wikipedia leggo questo:

Leggendo il Qoelet si rimane sconcertati per diversi motivi:
perché l'autore ha adottato la tecnica di composizione del contraddittorio, quella che solitamente si usa in tribunale:"Ti faccio una domanda, mi dai una risposta". Due persone e ben distinte. Invece Qoelet è una persona sola che fa le domande ed egli stesso si dà le risposte. Le domande sono poste dall'assemblea, da tante persone diverse e la risposta di Qoelet, l'animatrice, è unitaria. Pensare che un uomo sia riuscito ad immedesimarsi in tante persone, facendo proprio il giudizio altrui (era un traduttore ´sto figlio di Davide) e successivamente abbia dato delle risposte unitarie, fa comprendere l'eccezionale qualità di pensiero di Qoelet. Sembra una persona con una mente schizofrenica, ma è lucido, (come noi???) ha un modo di pensare molteplice grazie al quale, anche dopo uno sconcertante contraddittorio in cui interpreta addirittura la parte di ateo (perdindirindina!), è capace di tirare una conclusione unitaria, ricomporre il dialogo, e tornare ad essere Qoelet. (ah, potess’io tornare a essere chi sono, chè significherebbe che so chi sono!)
Dopo aver considerato il pro e il contro della vita, nella quale tutto sembra vanità, Qoelet raggiunge una conclusione dando due consigli:
1) abbi fiducia nel Padre (l’Uno, l’Energia, la Vita… chiamala come vuoi….)
2) segui le sue indicazioni (Qoelet forse pensava ai 10 comandamenti, io ai suggerimenti che la vita [la Vita] mi dà)

Come dice Feather, finché non ci sbattiamo il grugno non lo capiamo, l’ho sempre detto io che era veloce di mente (o io particolarmente tarda!): ci ha messo un anno solo a capire quello che a me ha preso 5 lustri

featheryca ha detto...

il qoelet è stata una mia lettura costante una decina d'anni fa. non so perché pensavo che mi avrebbe aiutato ad acclimatarmi in irlanda. avevo bisogno di letture rigorose e poco sentimentali. e in un certo senso, sì, mi è stato d'aiuto.
e comunque, ross, capire qualcosa col cervello è una cosa. arrivare a compere azioni, vivere una vita che rispecchi questa comprensione intellettiva è un'altra cosa. stavo pensando qualche giorno fa che io a dicembre ho pronunciato delle frasi dettagliatamente profetiche su molto di quello che mi è successo quest'anno. sapevo come sarebbe andato tutto, anche le cose più dolorose. questo non mi ha esentato dal vivere e dal rimanere sorpresa dal dolore che sapevo benissimo avrei provato.
il mio cervello arriva sempre anni prima rispetto a tutto il resto di me.

chiara jolie ha detto...

e ora chi glielo dice a Marzullo che non ha inventato nulla di nuovo?
p.s. ci tengo a precisare che le mani non volevo metterle in faccia a te, Fede!

featheryca ha detto...

chiara jolie: ci tengo a precisare che le mani non volevo metterle in faccia a te, Fede!

fede: e c'è pure bisogno di specificarlo? è anche vero che 'sta mano po' esse fero e po' esse piuma...

chiara jolie ha detto...

soprattutto Piuma. in ricordo dei bei tempi.

ross ha detto...

sì, è proprio così: c'è la comprensione intellettuale di una cosa, ma poi quanto tempo a tradurla in vita!

nazzareno ha detto...

Un po’ tutti noi certe cose non le capiamo, se prima non ci sbattiamo malamente il muso. E la traduzione è proprio così: se traduci, traduci, traduci, e non riequilibri tutto questo tradurre (o, più in generale, tutto questo pensare semi-ossessivamente alla traduzione) con dell’altro, più attinente alla vita vera, ti sfinisci, c’è poco da fare. E a quel punto la traduzione rischia molto, da amata, di diventare odiata. Perciò, come ben mi scriveva anni fa una collega e amica con la quale stavo allora traducendo il mio primo – e unico – romanzo, e alla quale avevo appena detto che dovevo mettermi seriamente a «tradurre, tradurre, tradurre», smettendo di non far altro che «perdere tempo, perdere tempo, perdere tempo»: «Buon lavoro: traduci, traduci, traduci, ma non ti dimenticare di vivere, vivere,vivere!». (Nel mio caso, però, prima di arrivare ad apprezzare appieno il valore di quelle parole avrei dovuto aspettare almeno cinque anni, tanto ero – e in buona parte resto – tardo di mente, o meglio di vita!)

featheryca ha detto...

il mio ritardo sulla vita è di 20 anni, 7 mesi e 27 giorni. (un bacio in fronte a chi capisce!)

mah, io direi che tutto è vita, anche tradurre, anche andare a riacciuffare i ragazzini che scappano in corridoio fingendo di essere incazzata come una iena. tutto è vita.
il problema è quanta energia e quanto tempo queste cose pretendono sottraendoli ad altre ugualmente necessarie.
il problema poi con la traduzione è quello di sviluppare un orecchio ipertrofico. ascoltare è una dote, ma finire per pensare che chiunque spari cazzate meriti il nostro tempo, il nostro ascolto, la nostra comprensione profonda è una delle malattie professionali più subdole.
quindi non direi tanto "traduci ma non dimenticare di vivere", quanto "ascolta, ma non dimenticare di farti sentire".
e anche di dire "ma sta' zitto" ogni tanto a qualcuno...