25 ottobre 2006

amelia

capita che cadi, capita che non capisci, capita che ascolti la radio e una trasmissione sulla sindrome bipolare ti spiega tante cose (non tutto, l'ingiustizia della vita non te la spiega), capita che qualcuno ti dice cose che vorrebbe dire a se stesso, capita che ti fanno male comunque, capita che chiedi aiuto e trovi chi ti apre la porta, capita che con alcuni puoi parlare e con altri no, capita che per alcuni puoi parlare per altri no, capita che puoi parlare meglio con chi due mesi fa non esisteva nemmeno, capita che alcuni non hanno tempo (per guarire), capita che ti sei stufata di sentirti in colpa tu se qualcuno ti mente o ti aggredisce. capita che improvvisamente capisci che l'unica cosa che non devi perdere sei tu. capita che capisci che è il caso di camibiare rotta, volare più in alto. capita che l'oroscopo di questa settimana ti dice di non badare alle piccolezze, di volare, di essere come amelia earhart, protagonista di una delle tue canzoni preferite. amelia si è persa fra le nuvole. ma ne è valsa la pena. chi sta fermo è perduto comunque.

Maybe I've never really loved
I guess that is the truth
I've spent my whole life in clouds at icy altitude
And looking down on everything
I crashed into his arms
Amelia, it was just a false alarm

10 commenti:

chiara jolie dalla spagna ha detto...

Fede, ti adoro per questo commento altamente icarico. forse gli schiaffi metaforici che ti rifilo da un anno sono serviti ad addomesticarci a vicenda e a farti spiccare il folle volo. forse sono le camicie a quadretti, non so. però sono felice per te. visto che oggi dovrò volare due volte (e passare pure da Stanstedt, dove conobbi te, Crita, Silvina e il negro bianco dalle camicie improbabili) spero di non fare la fine di Amelia, che è poi anche quella di Saint-Exupéry. per sicurezza indosserò un bel paracadute. rigorosamente a quadretti.

Flores ha detto...

Essei veramente una grande! Ma io la storia delle camicie a quadretti non l'ho capita!!

SOYUZ1968 ha detto...

Non si può capire cosa sia una sindrome bipolare senza esperienza diretta del fenomeno.

Nessuna trasmissione televisiva o radiofonica riuscirebbe a rendere l'idea...

E chi non l'ha mai vista, la prima volta che gli capita di fronte, non immagina che certi comportamenti siano riconducibili a una sindrome bipolare e, solo in quel momento, si comprende come sia meglio una malattia diagnosticata, che ne so, da un cardiologo piuttosto che la patologia evidenziata da uno psichiatra....

featheryca ha detto...

per chiara: mmm... forse anch'io dovrei rifilarti qualche schiaffo metaforico, ogni tanto. forse dovrei rifilarli più spesso in genere. dovrei pubblicizzare la mia immagine cazzimmosa. perché poi se c'hai la cazzimma solo ogni tanto la gente non se lo aspetta e non te lo perdona. con i miei alunni ho deciso da subito: cazzimma costante.

per flores: la sera in cui la federica ad honorem mi si è manifestata in veste di angelo custode, con tanto di aureola e madonne magnetiche nella macchina della zia suora, ho avuto l'epifania: il padre dei miei figli è un uomo con una collezione di camicie a quadretti. alcune anche bruttine. ma le sa portare con allegria.

per soyuz: la trasmissione radiofonica non ha reso l'idea. una giornalista del corriere della sera parlava con molta verve dei suoi periodi bui, quasi non parlasse di sé. l'idea già ce l'avevo. non avevo pensato di dare questo nome all'idea. dare un nome alle cose è un bisogno primario. è la prima cosa che ha fatto adamo. ci aiuta a liberarci dall'incubo di essere l'origine di tutto. dal pensiero di essere divinità spaventosamente potenti e inadeguate.

zia Vale ha detto...

accidenti che bella quella amelia. (anche il mio alias tempo fa era amelia, ma perché mi avevano detto che assomigliavo alla fattucchiera che ammalia).

in passato ho avuto modo di osservare da vicino una sindrome bipolare. brrr. mammamia.

ross ha detto...

questo post per me è il controcanto femminile all'IF di Kipling

chiara jolie da casa sua ha detto...

ed è anche la summa poetica della mia tesi di dottorato.
Fede, risorda davvero che vola solo chi osa farlo e vive bene chi sa mettere un punto ai discorsi che fanno male

featheryca ha detto...

ross: ti ringrazio, anche se quella poesia non mi è mai piaciuta. l'anafora è una figura retorica molto facile e piaciona, me ne rendo conto. ma mi è venuta così.

chiara: se dovessi mettere un punto a tutto quello che mi fa male, certi miei appuntamenti mattutini sarebbero un capitolo chiuso già da quel dì...

featheryca ha detto...

per vale-amelia: io non so se ho mai osservato da vicino una sindrome bipolare. spero di no. ma la sofferenza dell'anima è sofferenza dell'anima e osservarla è sempre un'esperienza sconvolgente. il problema è quando siamo gli unici testimoni e pensiamo anche di esserne la causa. ho sempre odiato le etichette e credo anche che certe "sindromi", soprattutto infantili, siano nomi che gli psichiatri danno a gravi mancanze dei genitori, che nessuna pillola potrà mai curare. ma, come dicevo, riconoscere il disagio mentale altrui per quello che è, qualcosa di esterno a noi e a noi preesistente, ci aiuta a non sentirci dei mostri, delle divinità assurde che con un solo gesto, una parola, sono in grado di scatenare l'inferno nell'animo di qualcuno.

zia Vale ha detto...

hai perfettamente ragione, feather, e purtroppo è vero, ho avuto modo di osservarla abbastanza da vicino (per quanto lo permetta una persona presa in quel tipo di vortice). quella persona ha poi cambiato la sua situazione in modo tale, senza inseguire presunte normalità, che la mia stima e il mio affetto per lei sono cresciute a dismisura. e purtroppo hai ragione anche riguardo ai genitori (nei confronti dei suoi, in quel periodo lontano, ho avuto pensieri francamente omicidi).