19 ottobre 2006

parlare col muro

io leggo le scritte sui muri. quando abitavo a torino spesso mi capitava di leggerne di geniali, che poi finivano su muri&puri della stampa. secondo me alcuni le facevano apposta per finire sul giornale.
l'altro ieri passando in macchina davanti alla città universitaria ho visto questa scritta: io sono un mostro. tu sei un vigliacco. mi ha fatto riflettere per tutto il viaggio (lungo, visto il traffico post incidente nella metro). sul sesso dello scrivente. sui motivi per scrivere una cosa del genere. un assassino che denuncia se stesso e un complice? uno che voleva coniugare il verbo essere in modo bizzarro e poi si è scocciato o gli è finita la bomboletta? magari la prossima volta che ripasso trovo scritto egli è un pezzo di merda, ella è un mignottone, ecc. e perché non ha fatto i nomi? almeno quello del vigliacco? forse il vigliacco passa spesso di lì e sa che si parla di lui. forse non ha idea che si tratta di lui, non passerà mai di lì e vive nella convinzione, magari giusta, di essere tutto fuorché vigliacco. su un altro muro che vedo due volte a settimana c'è scritto che un certo carlo nonsocosa è un pappone. denuncia precisa, magari non vera o solo metaforica. ma queste accuse generiche e pesanti hanno un che di tragico e di universale. ho provato uno strano senso di gratitudine e di profonda pena per chi ha scritto quella cosa. gratitudine perché qualsiasi confessione, per quanto generica e anonima, è sempre da considerarsi un prezioso atto di fiducia. in questo caso fiducia nei confronti dei passanti, ma comunque fiducia è. pena perché c'è qualcosa di tragico in chi decide di lasciare a imperitura memoria, anche solo sua e di qualche passante tipo me, una immagine di sé così negativa. la denuncia del vigliacco che viene dopo non ha forza, e sta lì a sottolineare la violenza della confessione dell'io mostro più che la pusillanimità di questo tu.
in fondo un'accusa rivolta a un altro dice assai poco (e a volte proprio niente) dell'insultato e molto, moltissimo, dell'insultatore. ogni insulto è anche e soprattutto un'autodenuncia, un modo indiretto e a volte tragico di parlare sinceramente di sé.

6 commenti:

Holynow ha detto...

io sono una procrastinatrice semi pentita e tu sei un genio!

sempre io ha detto...

scordavo: sono affetta da egotismo

zia Vale ha detto...

per holynow...:-)
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Morgan ha detto...

Capita anche a me di leggere le scritte sui muri qui a Roma e a volte mi fanno sbellicare dalle risate. Quelli contro la Lazio sono da censura. ;)

Compagno di merende ha detto...

A me non piacciono le scrittesui muri, le impedirei. non vedo perchè rovinare una città e una proprietà di altri con scritte di cui non frega nulla a nessuno

holynow ha detto...

bellissimo, ziaVale, GRAZIE!